domenica 9 agosto 2026

Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei: La sinestesia del (cattivo) gusto

 

C’è una verità scomoda che tendiamo a nascondere dietro il politicamente corretto del "tutti i gusti sono gusti": la musica che scegliamo di ascoltare non è solo un sottofondo, ma lo specchio esatto della nostra complessità intellettuale. O, molto più spesso, della nostra totale assenza di essa.

Per capire davvero chi abbiamo davanti, proviamo a fare un gioco di sinestesia: associare i generi musicali ai generi pittorici. Perché se l'orecchio può essere ingannato dalla moda, l'occhio non mente.

1. Rap, Trap e Hip-Hop: Gli scarabocchi da frigorifero

Parliamoci chiaramente. Se infiliamo le cuffie e ci sintonizziamo sulle frequenze della trap o del rap commerciale, l'equivalente visivo è immediato: i disegnetti infantili.

Sono quei fogli scarabocchiati a caso che i bambini piccoli realizzano non appena stringono in mano un pennarello. Non c’è tecnica, non c’è studio del colore, non c’è prospettiva. C'è solo istinto primordiale e rumore visivo.

 Il destino dell'opera: I genitori li appendono al frigorifero per dovere morale, per poi farli sparire nel cestino della spazzatura esattamente cinque minuti dopo.

 L'identikit dell'ascoltatore: Adolescenti o, peggio ancora, cinquantenni affetti da una sindrome di Peter Pan ormai fuori tempo massimo. Persone la cui competenza musicale è pari a zero, costantemente alla ricerca di un'approvazione sociale che consenta loro di sentirsi "giovani" e "ribelli" acquistando biglietti per concerti dove l'unica cosa intonata è l'autotune.

2. Il Pop di Sanremo: Le "croste" della domenica

Salendo di un gradino (ma non troppo), troviamo il Pop italiano vecchio stampo, quello che ogni anno monopolizza il Festival di Sanremo. Nella pittura, questo genere corrisponde alle "croste": tele dipinte a olio da dilettanti della domenica che spendono fortune in colori costosi solo per produrre paesaggi banali e nature morte senza anima.

 Il destino dell'opera: Finiscono inevitabilmente a prendere polvere in soffitta prima di essere smaltite nell'indifferenziata.

 L'identikit dell'ascoltatore: Il conformista puro. È colui che ha paura del silenzio e del vuoto mentale. Ascolta ciò che passa la radio perché non ha la forza intellettuale di cercare un’alternativa. È la persona che si commuove per rime prevedibili ("cuore/amore") e che vive una vita piatta, rassicurata solo dalla totale assenza di sorprese.

E il Britpop?

Resta leggermente ai margini. Possiamo paragonarlo ai disegni dei ragazzi delle scuole medie: c'è un accenno di tecnica, un tentativo di emulazione dei grandi del passato. Merita attenzione e un briciolo di rispetto, ma resta comunque un esercizio scolastico.

Altre interessanti associazioni: Quando il genere musicale rivela le nostre nevrosi

Per ampliare la galleria d'arte della nostra mente, ecco tre nuovi parallelismi tra generi musicali, correnti pittoriche e tratti caratteriali decisamente discutibili:

L'Indie Pop e il Minimalismo Pretenzioso

 Il paragone pittorico: Una tela completamente bianca con un solo cerchio nero sfocato al centro. Quei quadri concettuali davanti ai quali la gente si ferma per ore fingendo di vedere l'infinito.

 Il carattere dell'ascoltatore: Il finto profondo. È l'intellettuale da social che indossa occhiali da vista senza gradazione e sciarpe anche in estate. Usa la malinconia come accessorio di moda e scambia la propria apatia e incapacità di prendere decisioni per "sensibilità artistica".

L'Heavy Metal e l'Espressionismo Urlante (Munch o Bacon)

 Il paragone pittorico: Figure deformate dall'angoscia, colori violentissimi stesi con rabbia sulla tela, scenari apocalittici che evocano l'urlo primordiale.

 Il carattere dell'ascoltatore: Il drammatizzatore seriale. Spesso sono persone tranquille nella vita di tutti i giorni, ma che covano un vittimismo cosmico. Usano la musica come un immenso sfogo per frustrazioni quotidiane banali, convinti di combattere contro i demoni del destino quando in realtà stanno solo protestando perché il supermercato sotto casa ha finito la loro marca di birra preferita.

La Techno e la Musica Elettronica: Il Futurismo Geometrico (Mondrian)

 Il paragone pittorico: Griglie nere, quadrati rossi, gialli e blu ripetuti all'infinito. Precisione millimetrica, freddezza matematica, assenza totale di calore umano.

 Il carattere dell'ascoltatore: Il maniaco del controllo (o il fuggitivo). Individui iper-organizzati che nella vita privata programmano anche i respiri, ma che nel fine settimana cercano la totale alienazione sensoriale. Persone che usano il ritmo ripetitivo per spegnere il cervello, incapaci di gestire un vero confronto emotivo o una conversazione profonda che duri più di trenta secondi.

3. Classica, Jazz e Progressive: I Picasso e i Matisse della musica

Per fortuna, non tutto è perduto. Esiste una ristretta cerchia di persone che decide di andare oltre, di iscriversi idealmente all'Istituto d'Arte o al Liceo Artistico per affinare lo sguardo e l'udito. Da questo percorso emergono i veri talenti, i musicisti diplomati al conservatorio e i compositori geniali.

Ascoltare Musica Classica, Jazz o Progressive Rock con tutti i loro sottogeneri equivale a contemplare un quadro di Picasso, Matisse, Kandinskij o Dalí.

 La complessità: In queste opere visive ci sono infiniti riflessi, sfumature cromatiche, geometrie distorte e significati nascosti che cambiano a ogni sguardo. Nella musica corrispondente troviamo la teatralità, il virtuosismo esecutivo, i tempi dispari, le modulazioni armoniche impreviste e la fusione di generi diversi in un'unica suite.

 L'identikit dell'ascoltatore: L'élite culturale. È ovvio che questa musica non possa essere per tutti: richiede tempo, dedizione e una preparazione di base. Quante persone oggi sarebbero davvero in grado di spiegare la scomposizione geometrica di Guernica? Pochissime. Allo stesso modo, pochissimi sanno godere di una fuga di Bach o di un assolo di sax di Coltrane o di una lunga Suite di Rock Progressive.

Il trionfo della mediocrità

La fortuna commerciale del Rap, della Trap e delle canzonette pop sanremesi è legata a doppio filo con l'incompetenza e l'ignoranza musicale delle masse.

La storia, del resto, parla chiaro: le grandi rivoluzioni, le invenzioni scientifiche e i capolavori artistici sono sempre stati il frutto dell'intuizione di pochi singoli individui straordinari. Le masse, storicamente, preferiscono restare lì: pigre, passive, pronte a seguire docilmente i primi rintocchi di campana che sentono risuonare nel gregge.

Nino A.

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