Dalla Danimarca torniamo in Sud America, e più precisamente
in Argentina, per chiudere in bellezza questa quarta cinquina. Se i Crucis
rappresentavano l'anima più elettrica e virtuosistica del prog argentino, gli
Espíritu ne incarnano il lato più poetico, spirituale e profondamente lirico. E
proprio come i loro connazionali, anche questi straordinari musicisti portano
nel proprio DNA un'inconfondibile "anima italiana", fatta di melodie
solari, intrecci acustici e quella drammaticità appassionata tipica della
nostra scuola sinfonica.
Rubrica: Brevi Storie delle prog band minori: Espíritu
Nel panorama del rock progressivo sudamericano degli anni
'70, l'Argentina ha saputo sviluppare una sensibilità unica, capace di
coniugare la complessità delle strutture europee con un calore umano
travolgente. Se gruppi come i Crucis puntavano sull'aggressività e sul
virtuosismo ritmico, gli Espíritu hanno scelto la strada della poesia, della
luce e del lirismo spirituale.
Autori nel 1975 di un debutto memorabile intitolato
"Crisalida", questo quintetto di Buenos Aires ha firmato uno dei
concept album più emozionanti dell'intero continente, con una spiccata affinità
stilistica ed emotiva verso la grande scuola del Prog Rock Italiano.
Dalle radici latine alla luce di Buenos Aires
Gli Espíritu si formano nei primi anni '70 per iniziativa
del chitarrista e compositore Osvaldo Favrot e del cantante Fernando Bergé. La
formazione classica che darà vita al primo album si completa con il tastierista
Gustavo Fedel, il bassista Claudio Martinez e il batterista Carlos Goler.
Fin dai loro esordi dal vivo, la band si distingue per
l'incredibile cura degli arrangiamenti e per la ricerca di un sound che non
fosse una semplice replica del prog britannico. Gli Espíritu volevano
raccontare storie profonde, legate alla metamorfosi dell'anima, alla speranza e
alla ricerca interiore, trovando nella lingua spagnola un veicolo espressivo
perfetto, caldo e declamatorio.
Crisalida: L'anima italiana nel cuore dell'Argentina
Pubblicato nel 1975, Crisalida è un concept album incentrato
sul ciclo della vita e sulla trasformazione spirituale (rappresentata appunto
dalla crisalide che si schiude). Fin dalle prime note è impossibile per un
ascoltatore italiano non cogliere una fortissima affinità elettiva con band
nostrane come la Premiata Forneria Marconi (quella di Storia di un minuto), i
Celeste o le trame più delicate del Banco del Mutuo Soccorso.
L'anima italiana emerge con forza in diversi elementi:
La vocalità
appassionata e teatrale: La voce di Fernando Bergé possiede quel lirismo
limpido e drammatico tipico dei grandi cantanti del nostro prog. Non c'è la
freddezza accademica di certo prog nordeuropeo, ma un canto aperto, viscerale,
ricco di pathos e dinamica.
Gli intrecci acustici
e pastorali: I dialoghi tra la chitarra classica ed elettrica di Osvaldo Favrot
e il flauto (che fa delicate apparizioni) evocano immediatamente le atmosfere
bucoliche e soleggiate della PFM, creando momenti di rara poesia sensoriale.
Cattedrali di
tastiere e melodia sempre al centro: Gustavo Fedel tesse trame avvolgenti
all'organo Hammond, al Mellotron e al pianoforte. Ma la tecnica non è mai fine
a se stessa: ogni cambio di tempo, ogni fuga di tastiere sfocia sempre in
un'apertura melodica memorabile e luminosa.
L'album si sviluppa come un unico flusso sonoro diviso in più parti (tra cui spiccano le splendide Hay un Mundo Luminoso ( e il brano d'apertura La Casa de la Mente), dove momenti di quiete acustica si alternano a
improvvise ed epiche esplosioni sinfoniche.
Una meteora di rara bellezza
Nonostante il grandissimo successo di pubblico e critica
ottenuto con le esibizioni dal vivo al Luna Park di Buenos Aires, le crescenti
tensioni politiche in Argentina e le divergenze interne portarono a continui
cambi di formazione. La band pubblicherà altri quattro album negli anni successivi
(Libre Y Natural nel 1976, Espíritu III nel 1982, En movimiento nel 1983 e Fronteras Màgicas nel 2003), ma la
magia pura e irripetibile racchiusa nei solchi di Crisálida rimarrà
ineguagliata.
Crisálida è la prova di come il rock progressivo sia stato una
grande lingua madre europea in grado di valicare gli oceani per ritrovare,
nell'abbraccio caldo dell'Argentina, quell'anima solare, mediterranea e poetica
che continua a far battere il cuore dei collezionisti di tutto il mondo.
Un primo ascolto: QUI
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