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| Ethos |
Per chiudere in bellezza questa cinquina tutta americana ci spostiamo a Fort Wayne, in Indiana, per raccontare la storia di una delle pochissime band prog statunitensi ad essere riuscite a pubblicare due capolavori consecutivi per una major discografica: gli Ethos.
Con il loro sinfonismo raffinato, spaziale e ricco di contaminazioni, gli Ethos hanno lasciato un segno indelebile con due album eccelsi (Ardour del 1976 e Open Up del 1977).
Rubrica Storie delle prog band minori: Ethos
Mentre la gran parte delle band del movimento progressive americano degli anni '70 era costretta all'autoproduzione e a tirature limitatissime, nel 1976 un quintetto dell'Indiana riuscì a catturare l'attenzione della colossale Capitol Records. Quel gruppo si chiamava Ethos (precedentemente noti come Atlantis) e la loro eredità è legata a due album straordinari che rappresentano una delle espressioni più mature, brillanti e tecnologiche del prog d'oltreoceano.
Capaci di fondere le atmosfere cosmiche dei Pink Floyd, la precisione dei Gentle Giant e le maestose strutture sinfoniche di King Crimson e Yes, gli Ethos hanno creato un linguaggio sonoro unico, moderno e straordinariamente affascinante.
Due tastieristi e sonorità spaziali
La forza propulsiva degli Ethos risiedeva nella formazione a due tastieristi: Michael Ponczek (anche chitarrista e voce) e Duncan Hammond (sintetizzatori, organo, pianoforte e Mellotron), affiancati dalla chitarra e voce solista di Wil Sharpe, dal basso di Brad Stephenson e dalla versatile batteria di Mark Richards.
L'ampio parco di sintetizzatori e l'uso continuo e drammatico del Mellotron permettevano alla band di creare tessiture sonore dense e avvolgenti, dove le linee vocali limpide s'intrecciavano a ritmiche complesse e sfumature quasi "spaziali" (sci-fi).
La doppietta capolavoro: Ardour (1976) e Open Up (1977)
A differenza di molte altre band meteora, gli Ethos hanno regalato al pubblico due opere imprescindibili e complementari:
Ardour (1976): Il trionfo del sinfonismo cosmico
L'esordio è un concept album maestoso e compatto. Brani come Intrepid Traveller, Space Brothers e la mini suite The Dimension Man mostrano un gruppo all'apice della forma: fughe di sintetizzatore Moog si fondono con arpeggi acustici, ripartenze serrate e ritmiche dispari. Il suono è caldo, avvolgente e fortemente suggestivo, sorretto da una produzione di altissimo livello.
Open Up (1977): Maturità e perizia tecnica
Il secondo capitolo, pubblicato l'anno successivo, affina ulteriormente la formula. Pur introducendo momenti leggermente più snelli e melodici, l'album contiene vette di complessità e arrangiamento pazzesche. Brani come Pimp City, Memories e Close Your Eyes mettono in mostra un intreccio contrappuntistico di tastiere e chitarre di rara eleganza, dimostrando una maturità compositiva pari ai grandi maestri britannici.
Il valore di una grande eredità
Nonostante il supporto della Capitol Records e tour di grande impatto al fianco di giganti come Kiss e Frank Zappa, la pressione commerciale e il mutamento dei gusti del pubblico verso la fine del decennio portarono allo scioglimento della band.
I due album degli Ethos rimangono tuttavia un punto di riferimento assoluto per chiunque voglia comprendere fino a che punto il progressive rock americano potesse rivaleggiare per eleganza, tecnologia e sinfonismo con la scuola europea.
Un primo ascolto: (Ardour) Quì, (Open Up) Quì.
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