mercoledì 19 agosto 2026

The Dear Hunter - Sunya 2026 (Crossover Prog) US

 

Cover album  Sunya - The Dear Hunter 2026

The Dear Hunter – Sunya (2026)

Tracciare nuove rotte nel deserto del prog moderno  

Qualche mese fa, proprio qui sul blog, ci eravamo immersi nel cuore pulsante della discografia di Casey Crescenzo e compagni, analizzando quello straordinario affresco concettuale che è la saga degli Act: Act I: The Lake South, the River North, Act II: The Meaning of, and All Things Regarding Ms. Leading, Act III: Life and Death, Act IV: Rebirth in Reprise e Act V: Hymns with the Devil in Confessional. In quel post concordavamo su un punto fermo: quella pentalogia rappresenta una vetta narrativa, orchestrale e compositiva praticamente irraggiungibile per chiunque, persino per la band stessa.  

Con l'uscita di Sunya in questo 2026, la domanda sorgeva spontanea: i The Dear Hunter possono superare la perfezione dei loro cinque Act? La risposta sincera è no. I cinque capitoli storici rimangono monumenti intoccabili della storia del rock progressivo, dotati di una carica drammatica ed epica irripetibile. Ma pretese di confronto a parte, Sunya dimostra che la band non ha alcuna intenzione di vivere di rendita o di replicare formule già viste.  

Dall'Anfiteatro Urbano alle Desolazioni del Synth-Funk

Se uno degli album precedenti "Antimai" (2022) ci aveva portati all'interno di una metropoli distopica e suddivisa in anelli sociali, Sunya sposta il focus oltre quelle mura, addentrandosi in una terra di nessuno riarsa e misteriosa.

Musicalmente, l'album consolida la transizione intrapresa negli ultimi anni: le drammatiche orchestrazioni teatrali degli Act lasciano qui ampio spazio a un prog-rock a matrice fortemente synth-funk e jazz-fusion. L'intreccio ritmico tra il basso pulsante di Nick Sollecito e le batterie spezzate di Nick Crescenzo crea un'ossatura su cui le tastiere e le chitarre disegnano trame complesse, a tratti quasi psichedeliche.  

I momenti chiave del disco mostrano una maturità stilistica indiscutibile:

Le dinamiche travolgenti: Brani come Marauders e la grottesca The Bazaareteria mettono in mostra il lato più dinamico e rutilante della band, giocando su contrappunti vocali sofisticati e groove serratissimi.  

La trilogia centrale: La suite The Glass Desert (divisa in Giants, Cliffs and Stormlands e The Plains) rappresenta il vero cuore pulsante del disco. È qui che il gruppo bilancia al meglio l'urgenza ritmica con una tensione atmosferica e widescreen.  

La risoluzione concettuale: La title track finale chiude l'opera con un ritornello corale e un senso di spettrale disillusione che sintetizza l'intero viaggio lirico.

Conclusioni

Sunya non ha la spinta emotiva devastante di un Act IV o la teatralità barocca di Act II, e va benissimo così. Pretendere che un artista rimanga incatenato al proprio capolavoro è il modo migliore per soffocarne la creatività.  

I The Dear Hunter del 2026 sono musicisti immensamente consapevoli dei propri mezzi. Sunya è un'opera autorevole, coraggiosa e ricca di dettagli, che continua a ridisegnare i confini del progressive rock contemporaneo dimostrando che c'è ancora vita - e tantissima classe - al di fuori della grande saga che ce li ha fatti amare.  

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The Dear Hunter - L'Epopea degli Acts: Quì


martedì 18 agosto 2026

Floating Nest - Blow Off Steam 2026 (Spagna) Heavy Prog

 

Cover Album  Blow Off Steam - Floating Nest 2026

"Blow Off Steam" dei Floating Nest è un esordio discografico sorprendente, viscerale e drammatico. Il quartetto spagnolo — formato da Sara Gaspar (voce e tastiere), Quique Villalba (chitarre), Matthias Rauch (basso) e Víctor Conde (batteria) — firma con quest'opera (pubblicata a marzo 2026 tramite Astronomy Recording Music) uno dei capitoli più affascinanti della recente scena progressive europea.

L'album spazia abilmente tra rock progressivo eclettico, metal moderno, psichedelia e sfumature avant-garde/art rock. Il filo conduttore della proposta è la straordinaria vocalità teatrale ed espressiva di Sara Gaspar, capace di guidare l'ascoltatore attraverso cambi di registro drammatici, dinamica pura e trame dense ma mai caotiche.

Analisi della Tracklist

Re-Connection (7:01): La traccia d'apertura costruisce un'atmosfera avvolgente che mescola riff complessi a tessiture sognanti, stabilendo subito la forte identità e la versatilità del gruppo.

Circus (5:05): Un brano inquietante ed eclettico che richiama atmosfere grottesche alla Mr. Bungle o Primus. Rappresenta una critica oscura allo spettacolo moderno e all'illusione collettiva.

Stasis (6:49): Gioca sui contrasti tra stasi atmosferica e improvvise esplosioni ritmiche irregolari, valorizzando la precisione della sezione ritmica di Rauch e Conde.

Cosmos (5:42): Traccia dal respiro più spaziale e psichedelico, in cui la chitarra di Quique Villalba sferra ricami suggestivi e ricchi di pathos.

The Clock (6:19): Un brano ipnotico dominato da tempi dispari e da un senso di urgenza e frenesia temporale ben sorretto dalle tastiere.

Selfdeception (7:12): La traccia più lunga e complessa del disco; una suite in miniatura che mette a nudo l'anima prog-metal della band con groove serrati e modulazioni vocali acrobatiche.

Absolute Zero (5:57): La conclusione perfetta per l'album: un brano denso ed emozionale che lascia scivolare l'ascoltatore in una quiete cupa ed evocativa.

"Blow Off Steam" è un debutto maturo e consapevole: una liberazione di energia sonora e concettuale che consolida i Floating Nest come una delle realtà più originali da seguire nel panorama sperimentale contemporaneo.

Un Primo Ascolto e l'acquisto: Quì


lunedì 17 agosto 2026

Lazuli - Être et ne Plus Être 2026 (Francia) Eclectic Prog

 

Cover album Etre et ne Plus Etre - Lazuli 2026

Ci sono dischi che si ascoltano con le orecchie e altri che si sentono direttamente nello stomaco. “Être et ne Plus Être”, il nuovo album dei francesi Lazuli, appartiene a questa seconda categoria.

Se avete sempre pensato che il rock progressivo sia solo un genere con assoli infiniti e tempi musicali sofisticati, quest’album vi farà ricredere. I Lazuli dimostrano che si può fare musica complessa, affascinante e fuori dagli schemi rimanendo incredibilmente vicini al cuore di chi ascolta.

La Magia di Uno Strumento Unico

La prima cosa che vi colpirà non è solo la bellezza della lingua francese, che si sposa meravigliosamente con la musica rock, ma un suono unico che non troverete in nessun altro gruppo al mondo.

La Léode: Claude Leonetti, uno dei fondatori della band, a causa di un incidente ha perso l'uso del braccio sinistro. Invece di arrendersi, ha inventato uno strumento unico al mondo suonato con la mano destra: la Léode. Il suo suono è una via di mezzo tra un violoncello malinconico e una chitarra elettrica spaziale. È il vero marchio di fabbrica dei Lazuli.

Emozione pura: La voce di Dominique Leonetti vi guiderà attraverso l'album come un cantastorie. Anche se non masticate il francese, il calore e la passione della sua interpretazione arrivano in modo immediato.

Di Cosa Parla l'Album?

Il titolo gioca con la famosa frase di Shakespeare (“Essere o non essere”), ma lo fa con una dolcezza disarmante. “Être et ne Plus Être” (Essere e non essere più) parla di ciò che cambia nelle nostre vite: i ricordi che restano, le persone che salutiamo, la bellezza del tempo che passa.

Invece di essere un disco triste, è un viaggio pieno di luce. La musica parte sottovoce, con arpeggi delicati che sembrano quasi una ninna nanna, per poi esplodere all'improvviso in aperture sonore maestose, ricche di energia e ritmo.

Perché Dovreste Ascoltarlo 

I Lazuli riescono in un'impresa rara: prendono la maestosità del rock, la poesia della canzone d'autore e la libertà del progressive, mescolando tutto in brani che scorrono via meravigliosamente. Non servono lauree in musicologia per godersi questo disco: basta mettersi le cuffie, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare.

Se volete scoprire una band capace di farvi sognare ed emozionare come poche altre oggi in circolazione, “Être et ne Plus Être” è il punto di partenza perfetto.

Tre Brani da Ascoltare per Iniziare (Per chi ama i grandi viaggi musicali)

Se volete tuffarvi subito nella parte più ricca e ambiziosa di “Être et ne Plus Être”, vi consiglio di partire da questi tre brani guida:

1. Il Brano d'Apertura "Être ou ne Pas Être" - Un crescendo magistrale che vi farà capire come un brano possa evolversi da una semplice melodia acustica a un'esplosione rock travolgente.

2. La Traccia n° 5 "L'eau qui dort" - Oltre 7 minuti di pura magia progressiva, con cambi di tempo, atmosfere sognanti e gli interventi del Léode più emozionanti dell'intero disco.

3. L'Epilogo Sinfonico "Au Bord du Prècipice" - Il brano di chiusura dell'album, dove tutti gli strumenti si fondono in un finale maestoso che vi farà venire la pelle d'oca.

Per un Primo Ascolto: Quì

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Per chi desidera avvicinarsi ulteriormente al mondo dei Lazuli, pilastro del rock progressivo e dell'art rock transalpino, ci sono tre tappe discografiche davvero imprescindibili. La forza distintiva di questo gruppo sta nella scelta di cantare esclusivamente in francese e, come già detto, nell'impiego della Léode, uno strumento singolare ideato da Claude Leonetti capace di fondere le sfumature di una chitarra con quelle di un sintetizzatore.

La trilogia fondamentale

En avant doute.... (2006): Il disco del grande salto internazionale. Caratterizzato da un'esplosione di ritmiche esotiche, marimba e riff energici, questo lavoro raccoglie tracce drammatiche e suggestive che tracciano il profilo della loro prima fase artistica.

Tant que l'herbe est grasse (2014): Acclamato dalla critica per la sua coesione e maturità compositiva. Qui le architetture acustiche si sposano alla perfezione con le sonorità neo-prog e le potenti incursioni della Léode.

Le fantastique envol de Dieter Böhm (2020): Un suggestivo concept album dal forte impatto lirico e sinfonico. Attraverso la metafora di un uomo che assegna le sue canzoni alle onde del mare come messaggi in bottiglia, rappresenta uno dei momenti più toccanti della loro produzione.

Per continuare l'ascolto

Per ampliare oltre la conoscenza della loro discografia, vale la pena ricordare altri tre lavori significativi:

4603 battements (2011): Un capitolo denso di pathos, eccellente per focalizzarsi sulla loro scrittura dei brani.

Lazuli 11 (2023): Un progetto luminoso ed elegante, dove la grazia delle melodie incontra liriche di grande trasporto emotivo.

Naturalmente è imperdibile l'ultimo lavoro quì postato Être et ne plus être (2026): L'opera in studio più recente, caratterizzata da un'atmosfera intima, meditativa e fortemente teatrale.


domenica 16 agosto 2026

Stefano Panunzi - Caravaggio 2026 (Italia) Art Rock - Crossover Prog

Cover Album  Caravaggio - Stefano Panunzi 2026

 Stefano Panunzi – Caravaggio: la consacrazione di un maestro del chiaroscuro sonoro

L'ambizioso doppio album "Caravaggio" conferma la maturità e l'ispirazione di Stefano Panunzi. Tra chiaroscuri sonori, tensioni cinematiche e raffinatezze art rock, l'opera si impone a tutti gli effetti come il punto più alto della sua discografia.

Per cogliere appieno la portata di questo doppio album, occorre ripercorrere il cammino dell'artista romano:

Fin dal suo esordio solista con Timelines (2005), Panunzi aveva mostrato un'attitudine raffinata per il crossover prog e il pop sofisticato d'ispirazione nord-europea.

Un percorso proseguito con il successivo A Rose (2009), in cui le collaborazioni internazionali avevano iniziato a definire la sua impronta distintiva.

Il decisivo salto di qualità si era poi compiuto con Beyond the Illusion (2021) e Pages from the Sea (2023), dischi acclamati dalla critica e caratterizzati da sonorità ancor più avvolgenti e cinematiche.

Con "Caravaggio", Panunzi riprende ed espande le intuizioni dei lavori precedenti, elevandole a una dimensione orchestrale ed evocativa senza precedenti. Benché l'influenza del mondo di Steven Wilson (sia nelle produzioni soliste che nelle atmosfere malinconiche alla Porcupine Tree e No-Man) sia ben visibile e a tratti quasi esplicita, l'autore riesce a farla propria con personalità. Il titolo stesso non è casuale: il disco traduce in musica il celebre chiaroscuro di Merisi, creando continui contrasti tra improvvisi bagliori melodici e fondali cupi e stratificati.

Alcuni brani chiave dell'album:

Caravaggio (CD1 - Traccia 1): La suite d'apertura (di quasi dieci minuti) è la perfetta sintesi dell'evoluzione di Panunzi: un'architettura dinamica e imponente dove tastiere avvolgenti e tensioni ritmiche disegnano la tela sonora dell'intero progetto.

Hidden Ties (CD1 - Traccia 3): Con la voce inconfondibile di Tim Bowness e i fiati eleganti di Theo Travis, il brano incarna l'anima art rock e malinconica del disco, dove l'omaggio all'estetica wilsoniana emerge con maggiore forza ma con straordinaria classe.

Sea of Madness (CD2 - Traccia 11): Posizionato verso la conclusione del secondo CD, è un capitolo di pura atmosfera guidato dai fraseggi di David Torn e dal flicorno di Luca Calabrese, a riprova della capacità di Panunzi di integrare elementi jazz e avanguardia in una cornice elegante.

Se Beyond the Illusion e Pages from the Sea avevano tracciato la strada, "Caravaggio" ne rappresenta la naturale ed esaltante prosecuzione. Un lavoro imponente (24 tracce) che richiede un ascolto attento, ma che ripaga appieno, come l'opera definitiva di un compositore al vertice della propria creatività.

Stefano Panunzi & Elisabetta Todrani - "Ink Scars" (Video)


sabato 15 agosto 2026

Deep Purple – SPLAT! 2026 (UK)

 

Cover album  SPLAT! - Deep Purple 2026

Deep Purple – SPLAT!: L’anima heavy-prog dei pionieri del rock non si spegne

Cosa spinge una band con oltre mezzo secolo di storia alle spalle a rimettersi in gioco, evitando la trappola nostalgica dei tour d'addio infiniti? La risposta si nasconde tra i solchi digitali e i solchi del vinile di “SPLAT!”, il nuovo capitolo discografico dei Deep Purple pubblicato in questo luglio 2026.

Se qualcuno si aspettava un pigro compendio di hard rock standardizzato, rimarrà felicemente spiazzato: “SPLAT!” è un disco vibrante, coraggioso e, soprattutto, profondamente ancorato a quell'universo heavy prog che la band stessa ha contribuito a inventare tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70.

Il perfetto equilibrio tra Hammond e sei corde

L'album si apre senza timori reverenziali. La sezione ritmica è una macchina del tempo instancabile, ma il vero cuore pulsante del disco risiede nel dialogo serratissimo tra le tastiere e la chitarra. Non siamo di fronte a una semplice esibizione di muscoli; le tracce respirano attraverso strutture complesse e tempi dispari che deviano costantemente dai classici canoni del rock radiofonico.

La produzione mette in risalto un calore analogico avvolgente, quasi a voler dimostrare che l'energia del rock non ha bisogno di compressioni digitali esasperate. L’immancabile organo Hammond ruggisce come nei giorni migliori, stendendo tappeti sonori imponenti e lanciandosi in assoli vertiginosi che faranno la felicità degli amanti del progressive classico. La chitarra risponde colpo su colpo con riff taglienti e aperture melodiche drammatiche, figlie del miglior chitarrismo prog-oriented.

Tra psichedelia e suite strumentali

La vera sorpresa di “SPLAT!” è la sua imprevedibilità. I Deep Purple rispolverano la loro antica anima psichedelica, dilatando i brani e lasciando ampio spazio all'improvvisazione controllata.

Non mancano le cavalcate strumentali d'ampio respiro, dove la band abbandona momentaneamente la forma-canzone per esplorare territori più complessi. Le tracce si sviluppano attraverso continui cambi di tempo e atmosfere che fluttuano tra momenti di pura energia heavy e rallentamenti sognanti, quasi sinfonici. È proprio in queste suite che emerge la maturità di un gruppo che non ha più nulla da dimostrare, se non il proprio viscerale amore per la musica d'avanguardia.

Il mio verdetto

SPLAT!” non è solo un ottimo album dei Deep Purple: è una dichiarazione d'intenti. In un panorama musicale spesso omologato, i pionieri del genere ricordano a tutti che il rock progressivo non è un pezzo da museo, ma una materia viva, pulsante e ancora capace di graffiare.

Un ascolto obbligato per chi cerca dinamismo, tecnica e quel pizzico di sana follia strumentale tipica delle grandi produzioni degli anni Settanta.

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venerdì 14 agosto 2026

Riffstone - Mythical Creatures (UK) 2026

 

Cover album  Mythical Creatures - Riffstone 2026

"Mythical Creatures" dei Riffstone – Un disco rock che lascia il segno

Se c’è una cosa che serve al rock di oggi, è la capacità di raccontare belle storie senza complicarsi troppo la vita. I Riffstone lo sanno bene, e lo dimostrano dall'inizio alla fine nel loro nuovo album, "Mythical Creatures". Questo disco non è solo una raccolta di brani, ma un vero e proprio viaggio che fa venire in mente paesaggi desertici, storie misteriose e tanto buon rock vecchio stile.

Come suona l'album?

Fin dalla prima traccia, il disco mette le cose in chiaro: qui si suona rock duro, ma con un ritmo che ti entra subito in testa e un pizzico di melodia che non guasta mai. La cosa più bella è come è stato registrato: gli strumenti si sentono tutti benissimo, il basso è caldo e profondo e la batteria dà un ritmo forte e preciso.

Le chitarre sono le vere regine del disco. I giri di nota sono potenti e pesanti, ma ci sono anche dei bellissimi assoli che sembrano volare e che ti catturano fin dal primo ascolto.

Di cosa parla il disco?

Il titolo dell'album significa "Creature Mitiche", ma non aspettatevi canzoni su draghi o unicorni delle favole. Le creature di cui parlano i Riffstone siamo un po' tutti noi: parlano delle nostre paure, dei ricordi del passato e dei segreti che ognuno di noi si porta dentro.

 I pezzi migliori: Alcuni brani colpiscono dritto alla pancia con un ritmo lento e rock che ti conquista, mentre altre sono più veloci e piene di energia.

 La voce: Il cantante ha una voce fantastica, un po' graffiante. Riesce a passare da un tono calmo e quasi sussurrato a grida piene di energia.

La cosa più bella: Quest'album si sente che è vero. Non è musica finta fatta al computer: si percepisce il lavoro della band in sala prove e l'intesa tra i musicisti che suonano insieme con passione.

In conclusione: perché vale la pena ascoltarlo?

I Riffstone non hanno inventato un genere nuovo, ma sanno fare il loro lavoro maledettamente bene. "Mythical Creatures" è un disco solido, maturo, che va ascoltato a volume alto, magari in macchina o la sera per rilassarsi.

Se vi piace il rock vero, quello fatto con il cuore e con le chitarre che spingono forte, quest'album deve assolutamente entrare nella vostra lista dei preferiti di quest'anno.

Un primo ascolto: Quì


mercoledì 12 agosto 2026

Simone Cozzetto - Glass Cradle 2026 (Italia) Symphonic Prog


cover album Glass Cradler - Simone Cozzetto 2026

Con Glass Cradle, il polistrumentista e compositore romano Simone Cozzetto firma un’opera di Symphonic Progressive Rock imponente, raffinata e di rara caratura espressiva. L'album fonde maestria tecnica, tessiture sinfoniche di Mellotron e synth con fughe chitarristiche di stampo floydiano e neo-prog.

Architettura Sonora e Atmosfere

Il disco naviga tra sonorità eteree e crescendo drammatici, costruendo un ponte ideale tra il prog classico degli anni '70 e le produzioni sinfoniche contemporanee. Cozzetto cura la quasi totalità delle parti strumentali (chitarre elettriche ed acustiche, tastiere, basso, lap steel), bilanciando con misura virtuosismo ed evocazione visiva.

Pianificazione e Struttura: I 7 brani che compongono l'opera si sviluppano come una suite fluida, dove la dolcezza delle chitarre acustiche e del flauto traverso si alterna a complesse aperture sinfoniche.

Contributi Vocali di Rilievo: L'album si avvale di ospitate vocali d'eccezione che donano dinamismo drammatico ai testi, tra cui le interpretazioni di Roberto Tiranti (Glass Cradle, Framed), Michael Trew (Isolation, Sphinx) e Germana Noage (No Way).

Sezione Ritmica e Coloriture: La batteria sorregge i cambi di tempo con precisione chirurgica, affiancata dal flauto di Alex Mevi e dagli interventi di synth e pianoforte di Massimo Pieretti e Francesco Proietti.

Punti di Forza del Disco

Praetextum & Glass Cradle: Un'apertura folgorante dove la title-track mette in mostra l'estensione e il pathos di Roberto Tiranti su un tappeto di Mellotron e chitarre sognanti.

Isolation & Sphinx: Momenti in cui la psichedelia e il prog sinfonico si fondono, guidati dalla voce ipnotica di Michael Trew.

No Way: Traccia corale in cui le chitarre ritmiche di Matteo Palladini e i synth creano un'energia travolgente.

Conclusione

Glass Cradle è un lavoro maturo, sontuoso e ricco di sfumature, destinato a diventare un punto di riferimento per gli amanti del Rock Progressivo Italiano ed internazionale. Simone Cozzetto dimostra una straordinaria sensibilità compositiva nel coordinare un ensemble di talenti senza mai perdere di vista la coesione dell'opera.

Per un primo ascolto e l'acquisto: Quì

The Dear Hunter - Sunya 2026 (Crossover Prog) US

  The Dear Hunter – Sunya (2026) Tracciare nuove rotte nel deserto del prog moderno    Qualche mese fa, proprio qui sul blog, ci eravamo imm...