giovedì 5 novembre 2026

The Tangent - Was 2026 (UK) Eclectic Prog

 

The Tangent - Was

The Tangent: Il coraggio e la visione di un progressive contemporaneo

I The Tangent, capitanati dall'instancabile e geniale Andy Tillison, tornano a far parlare di sé con un'opera ambiziosa e imponente intitolata "Was". Il gruppo britannico, ormai solido punto di riferimento del progressive rock contemporaneo, si cimenta qui in un doppio album che unisce sapientemente la tradizione Canterbury, il prog sinfonico, le venature fusion e quell'ironia concettuale tipicamente britannica che da sempre contraddistingue la loro cifra stilistica.

Breve Struttura dell'Album e Analisi Traccia per Traccia

L'opera si sviluppa su due dischi per una durata complessiva che supera i 100 minuti di musica strutturata, stratificata e fortemente dinamica.

CD 1 (Durata totale: 47:53)

Was (22:09)

Il disco si apre con la title track, una vera e propria suite di oltre ventidue minuti che rappresenta la quintessenza dello stile dei The Tangent. Assistiamo a passaggi di tastiera virtuosistici, a un intreccio continuo tra sax e chitarra, e a un testo critico e riflessivo sulla società moderna firmato da Tillison. La traccia alterna sapientemente momenti aggressivi a stacchi atmosferici e vagamente jazzati.

Follow the River (4:55)

Agendo da punto di equilibrio tra le due lunghe suite del primo disco, questo brano offre un’atmosfera più fluida e melodica. Con il suo ritmo incalzante e le linee di flauto avvolgenti, funge da perfetto raccordo emotivo.

Was Not (20:49)

Specchio ideale rispetto alla traccia d’apertura, "Was Not" chiude il primo CD proponendo una riflessione opposta. Musicalmente è un pezzo complesso e sfaccettato, dove il basso pulsante e la batteria mettono a dura prova la sezione ritmica, lasciando ampio spazio ad assoli articolati e a continue variazioni metriche.

CD 2: La Suite Ce qu’était (Durata totale: 52:56)

Il secondo disco si presenta come un’unica grande suite concettuale suddivisa in sei movimenti d'ispirazione teatrale e satirica:

L’Aperitif (6:24): Un’introduzione strumentale brillante e frizzante, ricca di sfumature jazz-fusion e toni ironici.

Steak de chevreuil et Le Fermier (4:27): Un brano dinamico e serrato, guidato dalla chitarra e dai fiati, caratterizzato da uno spiccato senso del ritmo e da continui cambi di tempo.

Danse (8:19): Un movimento in cui emergono con forza le percussioni e l'intreccio poliritmico della band, sfociando in una danza progressiva contorta ed energica.

La Route côtière (9:36): Un brano evocativo e sognante, cesellato da splendide linee di flauto e tastiere atmosferiche che dipingono paesaggi sonori aperti.

Multi partisanisme (15:45): Il vero fulcro politico e filosofico del secondo disco. Una suite nella suite, densa di cambi di tempo, duelli serrati tra chitarra e synth, ed esplosioni sonore di rara intensità.

Laisses moi chanter (8:25): Un finale toccante e maestoso in cui le voci si sovrappongono a un arrangiamento sinfonico pieno, lasciando un’impronta memorabile al termine del viaggio d'ascolto.

Line up

La formazione vede protagonisti musicisti d'eccellenza del panorama prog internazionale:

Andy Tillison: tastiere, voce principale, testi

Luke Machin: chitarre, cori

John Jowitt: basso, cori

Theo Travis: sassofoni, flauti, strumenti a fiato

Steve Roberts: batteria, percussioni, gong

Rob Groucutt: tastiere, cori

Conclusione

"Was" si conferma un capitolo maturo e coraggioso nella discografia dei The Tangent. Andy Tillison e compagni dimostrano ancora una volta che il rock progressivo, nel panorama contemporaneo, non è un semplice esercizio di stile nostalgico, ma un linguaggio vivo, capace di raccontare il presente con ironia, perizia tecnica e sconfinata creatività. Un ascolto imprescindibile per tutti gli amanti del genere.

Un primo ascolto: Teaser Trailer Quì e Quì

Per l'acquisto: Quì

mercoledì 4 novembre 2026

Driving Mrs Satan – Late Ever After 2026 (Italia/UK)

 

Driving Mrs Satan - Late Ever After 
Un primo ascolto: Quì

Perché parlarne su un blog di Progressive Rock?

A un primo sguardo superficiale, un progetto che riarrangia classici dell'heavy metal in chiave acustica potrebbe sembrare distante dai classici canoni del progressive rock. Tuttavia, il prog non è mai stato solo una questione di tempi dispari o synth imponenti: nella sua essenza più autentica, il progressive è attitudine, ricerca d'avanguardia, scomposizione e ricomposizione delle forme musicali.

In "Late Ever After", il terzo capitolo discografico del progetto italo-britannico Driving Mrs Satan, la coppia artistica formata da Claudia Sorvillo e Giacomo Pedicini compie un’operazione squisitamente progressive: decontestualizzare il "canone" metal per svelarne la struttura intima, sovvertendone la dinamica sonora originale. Non ci troviamo di fronte a un semplice album di "cover acustiche", ma a un vero e proprio laboratorio di decontaminazione stilistica che incrocia folk, avant-garde, jazz d'atmosfera e alternative rock. Per chi ama l'evoluzione del rock moderno e le contaminazioni senza paraocchi, questo ascolto rappresenta una tappa d'avanguardia estremamente stimolante.

Breve descrizione: Late Ever After

L'Arte della Decostruzione

Prendere l'energia viscerale, i riff tonanti e la potenza d'urto dell'heavy metal e tradurli in una grammatica acustica intima e sofisticata è una sfida ambiziosa. Con "Late Ever After", i Driving Mrs Satan confermano che la forza di una grande canzone risiede nella sua architettura melodica e armonica, a prescindere dal volume dei distillatori di distorsione.

Guidati dalla voce intensa e sfaccettata di Claudia Sorvillo e dall'eclettismo polistrumentale di Giacomo Pedicini, il gruppo italo-londinese porta a compimento un percorso di maturazione espressiva straordinario. Se nei primi lavori la curiosità del contrasto (metal vs acustico) era il motore principale, in Late Ever After la materia sonora è completamente interiorizzata. I brani originali diventano pura argilla nelle mani dei musicisti.

Tra Dark Folk, Umori Jazz e Pulsioni Alternative

Ciò che rende l'album affascinante per l'ascoltatore attento al rock progressivo e contemporaneo è la ricchezza degli arrangiamenti. Non c’è nulla di minimale o scontato nel modo in cui le chitarre acustiche, i contrabbassi, le percussioni leggere e le sfumature fiatistiche o tastieristiche si intrecciano.

Atmosfere Dark & Chamber Pop: La trame sonore evocano spesso paesaggi crepuscolari, vicini al dark folk europeo e al chamber rock più colto.

Tensioni Avant-Jazz: In diversi passaggi, la sezione ritmica e le soluzioni armoniche adottano la libertà del jazz d'avanguardia, creando dissonanze sottili e risoluzioni inaspettate.

L'Espressività Vocale: La voce di Claudia Sorvillo agisce come uno strumento guida, capace di passare da una delicatezza quasi ipnotica a interpretazioni drammatiche e teatrali, perfette per sorreggere l'impatto lirico tipico del genere metal.

Conclusione

Late Ever After è un disco coraggioso, elegante e profondamente intelligente. Dimostra come i confini tra i generi musicali siano ormai superati e come il rock, per continuare a definirsi "progressivo", debba saper guardare alle proprie radici da prospettive completamente inedite.

Un album consigliato a chiunque ami la ricerca sonora, gli arrangiamenti fuori dagli schemi e la capacità di trasformare la potenza dell'hard 'n' heavy in pura poesia acustica.

TRACKLIST

1) BREAKING ALL THE RULES - (03:39)

2) ACE OF SPADES - (03:43)

3) CREEPING DEATH - (04:14)

4) THE TROOPER - (03:50)

5) MOTORBREATH - (03:21)

6) LET THERE BE ROCK - (04:06)

7) HEAVEN AND HELL - (04:53)

8) ONLY THE GOOD DIE YOUNG - (03:48)  



martedì 3 novembre 2026

Art In America - Dreams Of The Disappeared 2026 (US)

 

"DREAMS OF THE DISAPPEARED” – Art In America 

Nel 2026 assistiamo al graditissimo ritorno degli statunitensi Art In America con il loro nuovo lavoro discografico intitolato “DREAMS OF THE DISAPPEARED”. La storica formazione americana ci regala un viaggio musicale della durata complessiva di poco più di 45 minuti (45:20 per l'esattezza), suddiviso in 12 brani ricchi di sfumature ed emozioni.  

Un percorso in 12 tappe

L'album si apre con le note avvolgenti di Others (4:51), per poi passare al breve e intimo momento di Requiem (2:01). L'energia sale con tracce più dinamiche come Road Thrill (3:39) e Game (4:37), per poi ritrovare sonorità più dolci in Shepherd (3:19) e nella complessa Three Links (5:01).  

La seconda metà del disco continua a sorprendere grazie a canzoni come Walking the Dog (4:31), l'affascinante Pink Dominoes (3:12) e le profonde melodie di Falling Forward (4:48). Verso la conclusione troviamo la grintosa Battle of Because (3:51), seguita da Sorry to Say (3:17), fino ad arrivare alla dolce chiusura affidata al brano Postscript (2:13).  

La Formazione e gli Strumenti Musicali

Ciò che rende davvero speciale e unico questo album è la straordinaria varietà di strumenti utilizzati dai componenti della band, che mescolano la classica strumentazione rock con affascinanti elementi tradizionali da tutto il mondo:  

 Chris Flynn: voce principale, chitarre, basso e tastiere. È lui la spina dorsale del gruppo, capace di curare sia le parti vocali che le melodie di base.  

 Dan Flynn: batteria e percussioni. Porta il ritmo e il battito cardiaco a tutte le composizioni.  

 Shishonee Flynn: cori e un'incredibile collezione di strumenti etnici e classici:  

 Arpa da concerto a pedali (concert pedal harp): la classica grande arpa usata nelle orchestre.  

 Koto giapponese (Japanese koto): un antico strumento a corde pizzicate tipico della tradizione musicale del Giappone.  

 Tambura indiana (Indian tambura): uno strumento a corde indiano usato per creare un sottofondo sonoro continuo e rilassante.  

 Balangi dell'Africa occidentale (West African balangi): un tipo di xilofono in legno con zucche di risonanza, tipico dell'Africa occidentale.  

Un ascolto doveroso

“DREAMS OF THE DISAPPEARED” è un disco accessibile ma allo stesso tempo profondo. Riesce a fondere il calore del rock melodico con sonorità esotiche e senza tempo. Che siate fan di lunga data o ascoltatori occasionali in cerca di qualcosa di fresco e suggestivo, questo lavoro degli Art In America merita senz'altro un posto nella vostra playlist del 2026!

Un primo ascolto: Quì

sabato 31 ottobre 2026

Pallas - A Song For Tomorrow 2026 (UK) Heavy New Prog

 " A Song For Tomorrow ", dei Pallas è il nono album in studio di questa longeva band scozzese, pobblicato il 30/Ottobre/2026.

Cover Album A Song For Tomorrow - Pallas  2026

La storicità e l'autorevolezza del neo-prog scozzese tornano a farsi sentire con la forza di un impatto tonante. Con "A Song For Tomorrow", i Pallas firmano un capitolo che sa sia di continuità stilistica sia di matura evoluzione sonora, confermandosi maestri nell'intrecciare trame progressive complesse e messaggi di forte rilevanza sociale ed emotiva.

L'Immaginario Visivo e Concettuale

Già dal suggestivo artwork di copertina - un imponente orologio meccanico diroccato e semi-distrutto che domina un paesaggio urbano post-apocalittico - emerge il filo conduttore dell'opera: il tempo, la fragilità delle relazioni umane, la vulnerabilità e la costante sfida di rialzarsi di fronte alle avversità del nostro presente. Non è un semplice album di genere, ma una vera e propria colonna sonora per tempi incerti.

Breve Analisi Musicale delle Tracce

L'album bilancia con sapienza la carica elettrica delle chitarre, le atmosfere avvolgenti delle tastiere e arrangiamenti vocali di prim'ordine. Tra i brani di spicco dell'opera troviamo:

1)Reset e 2) Rage: La doppietta d'apertura impone subito un ritmo incalzante. Se Reset lavora su tensione ed elettronica d'atmosfera, Rage esplora ritmiche serrate e riff graffianti, traducendo in musica l'inquietudine e la rabbia della società moderna.

3) A Song For Tomorrow: La title track rappresenta il cuore emotivo del disco. Una traccia dinamica dove la tradizione del progressive rock anni '80 incontra una produzione moderna, limpida e potente.

4) The Private Collector e 5) Dirt: Episodi che mostrano la sfaccettatura più oscura e teatrale della band, tra passaggi ritmici asimmetrici e linee di basso scure e portanti.

6) Aspirations e 7) Rushing Headlong: Due brani rock alla vecchia maniera, dove emerge tutto lo spirito dei Pallas degli anni '80.

8) The Avenue Of Broken Dreams e 9) Mother: Momenti di rara intensità melodica, guidati da un crescendo sinfonico che mette in risalto la profondità espressiva delle parti vocali.

9) Mother: La traccia che introduce magistralmente il finale epico espresso in Inside Outside.

10) Inside Outside: L'epilogo ideale, in grado di tirare le fila concettuali e sonore dell'intero lavoro con un epico e fantastico finale.

I Pallas dimostrano che la scena prog non vive soltanto di nostalgia, ma è capace di rinnovarsi senza perdere l'impronta identitaria che li ha resi celebri. "A Song For Tomorrow" è un ascolto obbligato per gli amanti del rock progressivo britannico e per chiunque cerchi musica d'autore ricca di sostanza, sia lirica che musicale.

Un Primo Ascolto: Qui

domenica 25 ottobre 2026

The Flower Kings - Hope 2026 (Svezia) Symphonic Prog

 

Cover album  Hope - The Flower Kings 2026

I The Flower Kings tornano nel 2026 con Hope, il loro diciottesimo album in studio, confermando perché restino una delle colonne portanti del rock progressivo sinfonico mondiale. Con una durata totale di quasi 58 minuti suddivisi in soli quattro brani principali (due dei quali sono imponenti suite spezzettate in movimento), la band svedese guidata da Roine Stolt firma un'opera ambiziosa che unisce grande maestria tecnica e un forte senso di speranza.

Analisi dei Brani

1) World Spinning - The Final Curtain (18:45): Una suite travolgente suddivisa in cinque parti dove atmosfere spaziali, assoli di chitarra lirici e trame di tastiere si intrecciano per raccontare un pianeta in continuo mutamento.

2) In a World of Fools (5:35): Scelto come singolo apripista, è il brano più diretto e melodico del disco. Un rock allegro e ritmato ma ricco di sfumature, con un ritornello immediato.

3) Mars & Minerva (4:40): Un pezzo strumentale intermedio dal forte sapore cinematografico, ideale per far respirare l'ascoltatore prima del grande finale.

4) The Gods of Rome (28:15): Il vero fiore all'occhiello dell'album. Divisa in sette parti, questa suite sfiora i trenta minuti ed esplora tutte le anime del prog classico: cambi di tempo improvvisi, duelli tra chitarra e pianoforte, aperture orchestrali e un crescendo emozionale indimenticabile.

Analisi Strumentale

L'affiatamento della formazione è al suo apice:

Roine Stolt & Hasse Fröberg (Chitarre e Voci): Il contrasto e l'intreccio vocale tra il timbro caldo di Stolt e quello più graffiante e rock di Fröberg regalano grande varietà. Alla chitarra, Stolt sfoggia il suo solito gusto melodico, tra arpeggi a 6 e 12 corde ed assoli fluidi.

Lalle Larsson (Pianoforte e Tastiere): Il lavoro sui tasti neri e bianchi è impeccabile. Passa con naturalezza da delicate linee di pianoforte classico a tappeti di sintetizzatori e organo, guidando le strutture più complesse dei due pezzi lunghi.

Michael Stolt (Basso e Moog Bass): La sezione ritmica gode di un suono profondo e dinamico; l'uso del Moog bass regala frequenze basse e avvolgenti nelle sezioni più sinfoniche.

Mirko DeMaio (Batteria e Percussioni): Con un drumming preciso, dinamico e mai invadente, sostiene con disinvoltura i continui cambi di tempo tipici del genere.

Tematica e Messaggio

In un momento storico segnato da incertezze, frammentazione sociale e tensioni globali, Hope non vuole essere un album cupo o di protesta. Al contrario, utilizza la metafora del declino dell'antica Roma (The Gods of Rome) per riflettere sulle ambizioni e gli errori dell'umanità, proponendo come antidoto l'empatia, l'amore e la fiducia nel futuro.

Un disco accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta al progressive rock, capace di emozionare senza risultare mai un puro esercizio di stile. Un ascolto consigliato a tutti gli amanti della buona musica.

Un Primo Ascolto: Quì


venerdì 23 ottobre 2026

Rock Progressivo Italiano - Alphataurus, VII Vitium e VIII Strada



Rock Progressivo Italiano: il 30 ottobre gli VIII Strada sbarcano al Damage Inc di Verona insieme ad Alphataurus e VII Vitium

Se il rock progressivo in Italia gode di ottima salute, lo dobbiamo anche alla tenacia e alla ricerca sonora di band che continuano a credere nella forma-canzone complessa, nell'energia live e in una narrazione musicale che guarda oltre i confini del tempo. Appuntamento imperdibile per tutti gli amanti del genere è fissato per venerdì 30 ottobre 2026 al Damage Inc di San Giovanni Lupatoto (Verona), che ospiterà una tripla imperdibile calata prog: sul palco Alphataurus, VII Vitium e VIII Strada.

“Città Totale”: il viaggio sonoro degli VIII Strada

Dopo le tappe di Vercelli e Bellinzona e il prestigioso battesimo live al Legend Club di Milano in apertura al Banco del Mutuo Soccorso, gli VIII Strada proseguono il loro tour promozionale per presentare dal vivo “Città Totale”, il monumentale doppio album pubblicato lo scorso maggio per l'etichetta Ma.Ra.Cash Records.

Il disco rappresenta l'approdo di anni di composizione e ricerca artistica, unendo la potenza dell'impatto rock a trame narrative fitte e alle molteplici anime che hanno fatto grande la storia del progressive italiano. Sul palco, la formazione milanese sa tradurre tutto questo in un'esperienza visiva e sonora intensa, come testimoniato anche dalle atmosfere del videoclip ufficiale della title track, dove rock, urgenza espressiva e teatralità visiva si fondono alla perfezione.

La band dal vivo si presenta con una line-up affiatatissima:

 Tito Vizzuso (Voce)

 Davide Zigliani (Chitarra)

 Sergio Merlino (Basso)

 Sigfrido Percich (Batteria)

Una serata di pura eccezione prog

Condividere il palco con storiche realtà e nuove leve della scena come gli Alphataurus e i VII Vitium rende questa data veronese un vero e proprio manifesto dello stato di salute del progressive tricolore: un genere che non si limita a celebrare il passato, ma che continua a evolversi, interrogarsi e suonare straordinariamente attuale.

Dopo la tappa scaligera, il viaggio degli VIII Strada proseguirà il 22 novembre a Cusano Milanino in occasione del Prog-MI. Se vi trovate nel Veronese o siete in cerca di buona musica suonata con passione e tecnica, segnatevi i dettagli della serata.

Coordinate e Info Utili

 Data: Venerdì 30 ottobre 2026

 Location: Damage Inc – San Giovanni Lupatoto (VR)

 Line-up: Alphataurus + VII Vitium + VIII Strada

 Apertura porte: Ore 20:00

 Ingresso: 20 €

 Evento Ufficiale Facebook: Link all'evento

Ascolta e Scopri di più

 Guarda il video di “Città Totale”: YouTube

 Ascolta su Spotify: Profilo Ufficiale

 Sito Ufficiale: ottavastrada.com


domenica 18 ottobre 2026

Datura Lodge – Datura Lodge (2026) US

 


Un Esordio Ipnotico tra Prog Moderno e Tensioni Allucinogene

Il 2 ottobre segna l'arrivo dell'album omonimo dei Datura Lodge, un debutto pronto ad accendere i riflettori su questa nuova e frizzante formazione statunitense. Originaria del New Jersey, la band prende il nome da una pianta affascinante e misteriosa per costruire un'atmosfera sonora potente e avvolgente, capace di conquistare al primo ascolto.  

Muovendosi con naturalezza tra le sfumature del rock progressivo e le energie travolgenti dell'hard rock, i Datura Lodge fondono sapientemente l'eredità dei grandi classici con un tocco moderno e immediato. Chitarre graffianti, ritmi dinamici, colpi di scena e melodie d'impatto si intrecciano per creare un viaggio musicale ricco di sfaccettature, perfetto sia per chi cerca pezzi carichi di carica sia per chi ama perdersi nei dettagli più ricercati.

Questo primo lavoro rappresenta una vera e propria carta d'identità per il gruppo: un'esperienza immersiva da ascoltare tutta d'un fiato, dove ogni brano aggiunge un tassello a un mondo sonoro unico e dal carattere deciso. 

La struttura dell'album riposa sul nucleo creativo composto da Nicky B (basso e voce) e "W" (chitarra e voce). Per dare corpo a una sezione ritmica e armonica d'eccezione, i due si avvalgono di collaboratori d'eccezione: il leggendario tastierista Adam Holzman (già al fianco di Steven Wilson e Miles Davis), il batterista Russell Holzman e l'ingegnere del suono Ben Karas, la cui impronta sul mix restituisce un suono caldo, dinamico, viscerale e mai sovra-compresso.  

Analisi Traccia per Traccia

Con 9 brani per una durata complessiva di poco più di 40 minuti, i Datura Lodge evitano i tranelli del tecnicismo fine a se stesso, privilegiando narrazione, atmosfere tese e ganci melodici imprevedibili.

1. Mummy (03:32)

L'apertura è scattante e immediata. Linee di basso pulsanti e ritmiche asimmetriche introducono una voce carica di tensione. È un biglietto da visita che mette subito in mostra l'equilibrio tra l'energia hard rock e la complessità strutturale.  

2. Stone (04:07)

Uno dei punti più alti del disco. Il brano evolve da un riff ossessivo verso un intreccio strumentale magistrale, impreziosito dall'eccezionale assolo di violino firmato da Ben Karas, che dona al pezzo una sfumatura tzigana e psichedelica straordinaria.  

3. 98 and 94 (05:11)

Con oltre cinque minuti di durata, il pezzo rallenta il ritmo per aprirsi a paesaggi sonori più ampi. L'apporto tastieristico di Adam Holzman brilla nello sfondo, intessendo trame ambient-prog che dialogano con la chitarra di "W".  

4. Them (04:08)

Caratterizzata da un groove serrato gestito da Russell Holzman, la traccia gioca sui contrasti vocali e su accelerazioni improvvise, riflettendo un'atmosfera claustrofobica che richiama le influenze di The Mars Volta e King Crimson.  

5. Floor (04:22)

Traccia centrale e spartiacque dell'album. Floor lavora per sottrazione, basandosi su linee di basso profonde e chitarre arpeggiate che creano una suspense quasi cinematografica prima di esplodere in un finale distorto e liberatorio.  

6. Can (04:28)

Un brano che dimostra la grande versatilità del duo. Tra cambi di tempo improvvisi e sovrapposizioni vocali ben curate, la traccia mantiene altissima la soglia di attenzione dell'ascoltatore.  

7. Hole (05:54)

Uno dei pezzi più densi ed emotivi del disco. Con la sua durata di quasi sei minuti, svela un'anima scura e ipnotica. La batteria sostiene una struttura modulare in continua trasformazione, culminando in una coda strumentale tra le più suggestive dell'opera.  

8. Beam (03:23)

La traccia più breve ed essenziale del lotto, pensata come una rampa di lancio verso il gran finale. Un concentrato di energia chitarristica diretta ed efficace.  

9. Lodge (06:29)

La traccia di chiusura rappresenta la sintesi concettuale e sonora dell'intera opera. In oltre sei minuti, Lodge racchiude tutte le anime del progetto: aperture melodiche evocative, digressioni fusion guidate dai synth di Holzman e una sezione ritmica granitica. La conclusione ideale per un viaggio lisergico.  

Conclusione

Datura Lodge è un album d'esordio maturo, bilanciato e privo di sbavature. La forza del disco risiede nella capacità di Nicky B e "W" di fondere la complessità del prog moderno con l'impatto e la freschezza di un rock viscerale. L'eccellente lavoro in fase di mixaggio e produzione firmato da Ben Karas, unito alla statura dei musicisti coinvolti, rende l'ascolto scorrevole e gratificante a ogni passaggio.  

 Line-up

Nicky B (Basso, Voce), "W" (Chitarra, Voce)  

Ospiti e Collaboratori: Adam Holzman (Tastiere), Russell Holzman (Batteria), Ben Karas (Ingegneria del suono, Mixaggio, Assolo di violino in Stone)  

Per un Primo Ascolto e l'Acquisto: QUI

The Tangent - Was 2026 (UK) Eclectic Prog

  The Tangent: Il coraggio e la visione di un progressive contemporaneo I The Tangent , capitanati dall'instancabile e geniale Andy Till...