domenica 9 agosto 2026

Bruce Soord - Ghosts In The Park 2026 (UK)

 

Cover album  Ghosts In The Park - Bruce Soord  2026

"Ghosts In The Park" – Il nuovo capolavoro intimo di Bruce Soord (2026)

Se siete alla ricerca di un album capace di fermare il tempo e farvi viaggiare con la mente, fermatevi qui. Bruce Soord, la mente geniale dietro la band rock progressiva The Pineapple Thief, è tornato nel 2026 con un nuovo lavoro solista intitolato "Ghosts In The Park".

Se temete che si tratti di un disco complicato o "solo per esperti di musica", potete tirare un sospiro di sollievo: quest'album è una carezza acustica, pensata per arrivare dritta al cuore di chiunque.

Di cosa parla l'album?

Il titolo, che si traduce in "Fantasmi nel parco", racconta già molto dell'atmosfera che respirerete durante l'ascolto. Non si parla di storie dell'orrore, ma di quei "fantasmi" che tutti noi abbiamo: i ricordi d'infanzia, le persone che abbiamo incrociato nella vita e i momenti passati che riaffiorano quando camminiamo da soli, magari proprio in un parco in una giornata d'autunno.

Come suona "Ghosts In The Park"?

Dimenticate le chitarre elettriche aggressive o i ritmi frenetici. Bruce Soord decide di spogliare la sua musica e lasciarla "nuda". Gli ingredienti principali sono tre:

 Una chitarra acustica suonata con una delicatezza disarmante.

 Tappeti di suoni elettronici soffusi che creano un'atmosfera quasi magica.

 La sua voce, che sembra sussurrare direttamente all'orecchio di chi ascolta.

Le canzoni scorrono una dopo l'altra come i capitoli di un buon libro. Non ci sono canzoni "da discoteca" o ritornelli da urlare a squarciagola; è un disco fatto di sfumature, di pause e di grandi emozioni trattenute.

Perché dovreste ascoltarlo (anche se non conoscete l'artista)

La vera forza di Ghosts In The Park sta nella sua accessibilità. Bruce Soord ha il dono raro di saper scrivere melodie bellissime usando pochissime note. È l'album perfetto da mettere in cuffia la sera per staccare la spina dallo stress quotidiano, o da tenere in sottofondo durante una giornata di pioggia.

La canzone simbolo: "Kept Me Thinking"

Se dovessi scegliere un solo brano per raccontare l'intero album, vi direi di ascoltare subito "Kept Me Thinking" (mi ha fatto riflettere). Questa traccia è una vera e propria fotografia di Ghosts In The Park.

Il brano inizia quasi nel silenzio, con la voce sussurrante di Soord e una chitarra che ripete una melodia semplice ma ipnotica. Soord, canta di un vecchio ricordo d'infanzia legato a un parco della sua città natale. A metà canzone, quasi senza che ve ne accorgiate, si aggiunge una chitarra elettrica delicatissima che vi fa sentire letteralmente avvolti dal suono. È un brano che non esplode mai, ma che cresce dentro, lasciando addosso una dolce nostalgia. Se vi emoziona questa traccia, amerete l'intero album.

In conclusione

Ghosts In The Park è un diario aperto, un invito a rallentare e a guardarsi dentro. Bruce Soord ci dimostra che nel 2026 non c'è bisogno di fare rumore per farsi notare: a volte, un sussurro ben assestato può emozionare molto più di un grido.

Un primo ascolto: Quì 

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