Dall'eleganza pastorale e soleggiata della Calabria ci spostiamo adesso verso atmosfere decisamente più scure, fitte e labirintiche. Voliamo negli Stati Uniti della fine degli anni '70 per riscoprire una band che ha saputo raccogliere l'eredità dei giganti britannici e trasformarla in un monumento sonoro di rara complessità: i Cathedral.
Se c'è uno strumento che definisce il suono e l'anima del progressive rock, quello è il Mellotron. Con i suoi nastri magnetici capaci di riprodurre archi e cori spettrali, ha dato vita ad alcune delle atmosfere più epiche degli anni '70. E se esistesse un premio per l'uso più massiccio, ossessivo e spettacolare del Mellotron in un singolo album, quel premio andrebbe di diritto ai newyorkesi Cathedral e al loro unico, leggendario parto discografico del 1978: "Stained Glass Stories".
Mentre in Europa il punk e la new wave stavano spazzando via le complessità del rock sinfonico, dall'altra parte dell'Oceano questo quintetto decideva di andare controcorrente, edificando una vera e propria cattedrale sonora.
Controcorrente nella New York di fine anni '70
I Cathedral si formano a Islip, nello stato di New York, a metà degli anni '70. La formazione vede Mercury Caronia alla batteria, Fred Callan al basso, Rudy Perrone alla chitarra, Paul Seal alla voce, Tom Doncourt, alle tastiere e a un campionario sterminato di Mellotron.
Il contesto storico è fondamentale per capire l'unicità dei Cathedral: nel 1978 il prog britannico era in piena crisi d'identità o si stava convertendo al pop. Eppure, questi ragazzi americani scelgono di ignorare le mode del momento. Prendono le strutture intricate dei King Crimson dell'era Red, le melodie spigolose dei Gentle Giant e il gigantismo sinfonico degli Yes, fondendoli in qualcosa di profondamente personale, cupo e stratificato.
Stained Glass Stories: Le storie delle vetrate colorate
L'album viene pubblicato dall'etichetta indipendente Delta Records nel 1978. Il titolo, che evoca le storie raccontate attraverso le vetrate colorate delle antiche chiese, descrive perfettamente l'esperienza d'ascolto: un viaggio sonoro cangiante, dove la luce filtra attraverso incastri strumentali complessi e mai banali.
L'architettura ritmica: Il basso di Fred Callan ha una spinta e una distorsione che ricordano da vicino il tocco di Chris Squire (Yes), creando una base pulsante e aggressiva insieme alla batteria geometrica di Caronia.
Il labirinto del Mellotron: Tom Doncourt erige veri e propri muri di suono. Il Mellotron non è usato come semplice riempitivo o tappeto di sfondo, ma come uno strumento solista che dialoga costantemente con la chitarra acustica ed elettrica di Perrone, creando un contrasto continuo tra passaggi delicati e improvvise esplosioni drammatiche.
L'album si compone di sole cinque tracce, tra cui spiccano le lunghe suite Introspect e The Search. La voce di Paul Seal interviene raramente, lasciando che siano gli strumenti a narrare la storia. Nonostante la complessità tecnica e i continui cambi di tempo, la musica non risulta mai fredda, ma mantiene una tensione emotiva ed evocativa costante, a tratti quasi claustrofobica.
Un'eredità riscoperta
Come era prevedibile nel 1978, il disco passò quasi del tutto inosservato al momento dell'uscita, trasformando le pochissime copie in vinile della Delta Records in autentici e costosissimi spettri da scovare nelle fiere del disco.
Il tempo, però, ha reso giustizia ai Cathedral. Negli anni '80 e '90, il passaparola tra gli amanti del prog più oscuro e complesso ha elevato Stained Glass Stories allo status di capolavoro assoluto del rock progressivo americano. La ristampa in CD da parte della Syn-Phonic ha permesso a una nuova generazione di ascoltatori di perdersi tra le navate di questa incredibile cattedrale di note. Un ascolto denso, cupo e maestoso, imprescindibile per chiunque voglia capire fino a che punto si sia spinta la ricerca sonora del prog sinfonico tardivo.
Un primo ascolto: Quì
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