Brevi Storie delle prog band minori: Atmosphera
Quando si tracciano le coordinate del progressive rock anni '70, il Medio Oriente appare spesso come una terra ai margini. Eppure, proprio in Israele, in un clima culturale e politico tutt'altro che semplice, un gruppo di giovanissimi musicisti è riuscito a creare un'opera di rara bellezza sinfonica, capace di competere ad armi pari con i monumenti di Yes e Genesis. Loro sono gli Atmosphera e la loro storia è legata a un disco fondamentale ma rimasto nell'ombra per due decenni: "Lady of Shalott (1977)".
Il sogno sinfonico a Tel Aviv
Gli Atmosphera nascono a Tel Aviv a metà degli anni '70 per iniziativa del chitarrista e principale compositore Moti Fonseka. Attorno a lui si raccoglie una formazione di talenti straordinari: il tastierista Yuval Rivlin, il bassista Alon Nadel, il batterista Ami Lipner e il cantante Efrayim Barak, la cui voce pulita e versatile rappresenterà uno dei marchi di fabbrica del gruppo.
Mentre la scena locale prediligeva sonorità pop, folk o rock più commerciali, gli Atmosphera sceglievano una strada intransigente: brani lunghissimi, metriche irregolari, arrangiamenti complessi e testi interamente in inglese ispirati alla mitologia e alla letteratura cavalleresca, come il ciclo arturiano.
Lady of Shalott: Un capolavoro sospeso nel tempo
Nel 1977 la band entra in studio per registrare il suo primo concept album, Lady of Shalott. Il risultato è un compendio perfetto di prog sinfonico di matrice britannica, ma attraversato da un'energia e da una sensibilità del tutto particolari.
Architetture di tastiere ed eleganza chitarristica: Yuval Rivlin domina la scena con un uso maestoso del Mellotron, del pianoforte e dei sintetizzatori, creando tappeti sonori orchestrali che richiamano i lavori di Tony Banks. Su queste basi, Moti Fonseka ricama assoli di chitarra cristallini e arpeggi raffinati che guidano l'ascoltatore attraverso continui cambi di tempo e di atmosfera.
Le grandi suite: L'album si sviluppa attorno a tracce imponenti come la title-track Lady of Shalott e la monumentale Cuckoo (Love's Labour's Lost), suite di oltre quindici minuti in cui la band mostra una maturità compositiva disarmante. I passaggi acustici e delicati si alternano a improvvise accelerazioni guidate da una sezione ritmica tecnica e precisissima.
Nonostante la bellezza eccelsa del materiale, la storia prese una piega drammatica: le case discografiche locali trovarono il progetto "troppo complesso e poco commerciale" per il mercato israeliano dell'epoca, rifiutandosi di pubblicarlo. Sopraffatti dalle difficoltà economiche e dalla frustrazione, gli Atmosphera si sciolsero poco dopo.
La rinascita dopo vent'anni
Per oltre due decenni, Lady of Shalott è rimasto un fantasma, un nastro dimenticato che girava solo tra le mani di pochi collezionisti fortunati. La svolta è arrivata nel 2002, quando l'etichetta specializzata Mellow Records ha finalmente pubblicato l'album in CD, restituendo al mondo un capolavoro perduto.
Oggi, "Lady of Shalott" è riconosciuto all'unanimità come una delle pietre miliari del prog sinfonico internazionale degli anni '70. Un disco radioso, elegante e profondo che dimostra come la magia della grande musica non conosca confini geografici.
Un primo ascolto: QUI
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