Dalle atmosfere dense e stratificate del prog americano dei Cathedral, ci spostiamo ora verso il calore e la travolgente energia del Sud America. Voliamo in Argentina per riscoprire una band leggendaria che, pur avendo avuto una vita brevissima, ha lasciato un segno indelebile grazie a una combinazione unica di tecnica impressionante e passione latina: i Crucis.
Rubrica Brevi Storie delle prog band minori: Crucis
Se c’è una nazione che negli anni '70 ha saputo assimilare la lezione del progressive rock europeo per poi sputarla fuori con una foga, un lirismo e un'elettricità del tutto unici, quella è l’Argentina. In questo panorama così fertile e drammatico, i Crucis rappresentano una delle vette assolute del rock sinfonico ed energetico dell'intero continente.
Autori di due soli album prima di sciogliersi, questi quattro musicisti straordinari sono riusciti a fondere la complessità del prog con una visceralità ritmica quasi hard rock. Il risultato? Un suono travolgente che, in più di un'occasione, evoca la magia e la freschezza dei primi capolavori di casa nostra.
Un quartetto di virtuosi nella Buenos Aires degli anni '70
La storia dei Crucis decolla a Buenos Aires intorno al 1974, quando la formazione si stabilizza come un quartetto formidabile: Gustavo Montesano (basso e voce), Pino Marrone (chitarra), Aníbal Kerpel (tastiere) e Gonzalo Farrugia (batteria).
A differenza di molte band minori che faticavano a trovare spazio, i Crucis impressionano fin da subito per la loro devastante potenza tecnica dal vivo. Vengono notati da Charly García (il padrino del rock argentino), che decide di produrre il loro omonimo album di debutto nel 1976. Ma è con il secondo e ultimo capitolo, "Los Delirios del Mariscal" (sempre del 1976), che la band firma il suo capolavoro definitivo: un album interamente strumentale che ridefinisce i confini del prog sinfonico e del jazz-rock.
![]() |
| Crucis - Crucis |
![]() |
| Crucis - Los Delirios Del Mariscal |
Quell'inconfondibile profumo di PFM
Per un ascoltatore italiano (e non solo), l'ascolto dei Crucis regala spesso improvvisi brividi di familiarità. La loro musica ha un legame genetico fortissimo con la sensibilità mediterranea e, in particolare, con i primi due storici album della Premiata Forneria Marconi: Storia di un minuto e Per un amico.
Non si tratta di una banale imitazione, ma di una profonda affinità elettiva. Nelle trame dei Crucis ritroviamo:
I dialoghi tra tastiere e chitarra: Il modo in cui i synth e l'organo di Aníbal Kerpel si intrecciano con i fraseggi solisti e fulminei della chitarra di Pino Marrone ricorda da vicino la magica intesa tra Flavio Premoli e Franco Mussida.
La transizione dinamica: Proprio come nei primi lavori della PFM, i Crucis sono maestri nel passare, nello spazio di un secondo, da passaggi acustici delicati, quasi bucolici e pastorali, a improvvise ed esplosive cavalcate sinfoniche guidate da una sezione ritmica serratissima.
La solarità melodica: Nonostante la complessità strutturale dei brani (come la monumentale title-track Los Delirios del Mariscal), la melodia resta sempre al centro. È un prog luminoso, caldo, che privilegia l'emozione e il dinamismo rispetto all'oscurità claustrofobica tipica di certe band nordeuropee.
Una cometa nel cielo argentino
La parabola dei Crucis fu purtroppo tanto luminosa quanto breve. Le tensioni interne e la complessa situazione politica e sociale dell'Argentina della fine degli anni '70 spinsero la band allo scioglimento nel 1977, subito dopo un tour di grande successo in Brasile.
Ciò che resta nella loro discografia è però oro puro. Los Delirios del Mariscal non è solo un disco consigliato ai collezionisti, ma un ascolto obbligatorio per chiunque ami la PFM più energica e voglia scoprire come quella stessa urgenza espressiva sia riuscita a fiorire, intatta e vibrante, dall'altra parte del mondo. Un vero e proprio gioiello di dinamismo strumentale che merita di essere rispolverato e celebrato.
Un primo ascolto: Quì
Precedente: Capitolo II° (Part. II°) Cathedral (US)
Successivo: Capitolo II° (Part. IV) Yonin Bayashi (Giappone)



Nessun commento:
Posta un commento