domenica 23 agosto 2026

The Tirith – Quetzalcoatl (2026) UK - Progressive Rock / Space Rock / Classic Rock Revival

 

Cover album  Quetzalcoatl - The Tirith 2026

The Tirith: Il ritorno dei maestri dell'underground britannico

Il viaggio dei The Tirith è uno dei capitoli più affascinanti e atipici della storia del rock progressivo britannico. Nati originariamente nei primi anni '70, la band ha attraversato decenni di metamorfosi, pause prolungate e rinascite, consolidandosi negli ultimi dieci anni come una garanzia per tutti gli amanti delle sonorità prog dure, psichedeliche e ricche di atmosfera.

Con il loro nuovo lavoro del 2026 dal titolo "Quetzalcoatl", il quartetto dimostra una matura consapevolezza dei propri mezzi, riuscendo a mescolare la ruvidità del classic/hard rock a soluzioni space-prog raffinate, sostenute da una produzione moderna e vibrante.

L'Opus e la Copertina: Tra Mito, Spazio e Natura

Già dal titolo e dalla suggestiva copertina (che ritrae il celebre serpente piumato azteco avvolto attorno a una piramide Mesoamericana su uno sfondo di un cosmico-tramonto), si intuisce l'ispirazione concettuale del disco. Quetzalcoatl è un album esoterico, narrativo e fortemente evocativo, dove mitologia antica, fantascienza, sguardi alla natura ed elucubrazioni filosofiche si intrecciano in un viaggio sonoro di dodici tracce.

L'interazione tra le chitarre incisive di Tim Cox e l'impalcatura di tastiere gestita da Anthony Hill (con l'apporto dello stesso Cory) crea una trama armonica densa, mentre la sezione ritmica di Williams e Cory garantisce un groove solido, dinamico e mai banale.

Analisi Brano per Brano

1. Intro: L'album si apre con una breve ma immersiva introduzione atmosferica. Tappeti di tastiere spaziali ed effetti ambientali preparano l'ascoltatore, creando quella classica suspense da opera prog prima dell'esplosione musicale.

2. Quetzalcoatl: La title-track entra in scena con un riff di chitarra granitico e ritmi incalzanti. È un brano maestoso, sorretto da tastiere sferzanti e dalla voce carismatica di Richard Cory. Il mix tra elementi etnici/mitologici ed energico hard-prog anni '70 la rende immediatamente uno dei punti di forza dell'intero disco.

3. The Slide: la band rallenta leggermente il ritmo ma aumenta il groove. Chitarre dal sapore bluesy e linee di basso pulsanti creano un'atmosfera avvolgente e psichedelica, arricchita da un assolo di chitarra ispido e ricchissimo di pathos.

4. Moon King: Uno dei momenti più trascinanti ed evocativi del lavoro. Moon King mette in mostra l'anima space-rock dei The Tirith: synth sognanti, ritmiche ipnotiche e un refrain vocale che si stampa in testa al primo ascolto.

5. Back to Space: Come suggerisce il titolo, qui la band decolla definitivamente verso le stelle. Un pezzo che strizza l'occhio ai grandi maestri dello Space Rock (Hawkwind, Eloy), caratterizzato da arpeggi di synth, chitarre sferzanti e una ritmica marziale.

6. Rabbit Ings: Collocato al centro del disco, Rabbit Ings introduce sfumature folk e intimiste. L'uso della chitarra acustica e le stratificazioni vocali regalano una parentesi pastorale e malinconica, squisitamente britannica, mettendo in luce la versatilità compositiva della band.

7. Dancing with Vampires: Un cambio di registro netto: Dancing with Vampires è un brano dalle tinte più scure e teatrali. Con un giro di basso cupo ed elegante e chitarra e tastiere quasi gotiche, la traccia sviluppa una tensione crescente davvero efficace.

8. Spirit of the Volcano: Esplosiva e potente, Spirit of the Volcano restituisce tutta la carica hard-rock della formazione. Le rullate di Paul Williams sostengono duetti infuocati tra la chitarra di Cox e i synth di Hill.

9. Masters of Highways: Un brano ritmato e "on the road", sorretto da un piglio quasi stoner/classic rock. Le chitarre graffiano e la struttura, pur rimanendo complessa negli arrangiamenti, risulta fresca e d'impatto.

10. Save The Oak: Un vero e proprio manifesto ecologista e spirituale. Save The Oak fonde atmosfere prog-folk ad accelerazioni sinfoniche. I cambi di tempo e l'interpretazione vocale intensa ne fanno una delle gemme nascoste della seconda metà del disco.

11. No Mind (Mushin): Ispirato al concetto zen di Mushin (la mente senza mente, uno stato di totale presenza privo di ego), questo pezzo prevalentemente strumentale/atmosferico offre passaggi sognanti, ricchi di sfumature tastieristiche ed esecuzioni chitarristiche di eccezionale delicatezza.

12. The Riddles:  La perfetta conclusione dell'album. The Riddles riassume tutti gli elementi ascoltati fino ad ora: suite complessa, variazioni dinamiche, crescendo epici e un finale monumentale che lascia l'ascoltatore desideroso di far ripartire il disco da capo.

Conclusioni

In "Quetzalcoatl", i The Tirith dimostrano di non essere una band ancorata unicamente alla nostalgia, ma un collettivo musicale vivo, viscerale e in continua evoluzione. L'equilibrio tra la potenza dell'hard-rock vintage e la maestosità dello space/progressive rock è dosato con grande maestria.

La produzione, pur mantenendo un impatto organico e "suonato vero", risulta nitida, permettendo a ogni strumento - dai preziosi intrecci di tastiere alle frequenze calde del basso - di respirare al meglio.

Per chi ama il rock progressivo che sa essere al contempo melodico, energico, sognante e mai pretenzioso, Quetzalcoatl rappresenta un ascolto imprescindibile di questo 2026.

Line-up

Tim Cox: Chitarre

Richard Cory: Basso, Voce, Chitarra acustica, Tastiere

Paul Williams: Batteria, Canti di supporto / Voce

Anthony Hill: Tastiere


Un primo ascolto: Quetzalcoatl, Moon King, Save The Oak, The Riddles

Buy: Quì


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