Dalla maestosità dei Murple continuiamo la quinta tappa del nostro viaggio nella scena italiana con un gruppo legato a una delle storie più affascinanti e curiose di tutta la musica nostrana: i Cherry Five.
Pubblicato nel 1975 per la Cinevox, l'omonimo "Cherry Five" rappresenta uno straordinario esempio di prog sinfonico anglo-italiano, nato dalle ceneri degli Oliver e destinato a trasformarsi, quasi contestualmente, nel nucleo fondante dei celeberrimi Goblin.
Rubrica Storie delle prog band minori: Cherry Five
Nel 1975 vede la luce un lavoro di rara caratura tecnica, rimasto a lungo avvolto in un'aura di mistero per via delle intricate vicende di formazione che lo accompagnarono. L'album "Cherry Five" dei Cherry Five è una gemma di prog sinfonico cantata interamente in lingua inglese, guidata da intrecci di tastiere scintillanti e riff di chitarra di chiarissima scuola britannica, con fortissimi richiami a Yes e Genesis.
Incisione registrata prima che il gruppo cambiasse nome in Goblin per firmare la colonna sonora di Profondo Rosso, questo LP brilla di luce propria grazie ad arrangiamenti complessi, ritmiche serrate e una carica melodica di altissimo livello.
Virtuosismo britannico con cuore romano
L'organico impegnato sul disco vanta nomi che avrebbero segnato la storia della musica per film e del rock progressivo: Tony Tartarini alla voce solista, Massimo Morante alle chitarre ed in veste di compositore, Claudio Simonetti a tastiere e composizione, Fabio Pignatelli al basso e chitarra acustica, e Carlo Bordini a batteria e percussioni.
Le rutilanti tastiere di Simonetti (Mellotron, organo e synth) si spingono in serrati contrappunti con la chitarra elettrica di Morante, sorrette da un basso pulsante e da una batteria versatile, creando un'architettura sonora ricca e mai statica.
Cherry Five (1975): Tra letteratura, ritmo e sinfonismo
L'album si articola in sei traccia-capolavoro per un totale di oltre 42 minuti di pura musica progressiva:
Country Grave Yard e The Picture of Dorian Gray: I due lunghi brani d'apertura mostrano subito la caratura della band. Tra aperture tastieristiche solenni, continui cambi di tempo e l'ispirato canto di Tartarini, la musica si muove agile tra atmosfere cupe ed esplosioni di puro sinfonismo.
The Swan Is a Murderer (Part 1 & Part 2): Divisa in due sezioni, questa composizione mette in luce l'incredibile coesione del gruppo, dove arpeggi delicati e ritmiche spezzate sfociano in assoli lirici di chitarra e synth.
Oliver e My Little Cloud Land: La parte finale consolida l'ispirazione britannica del disco. Oliver, con i suoi oltre nove minuti, è un monumento di tecnica ed eleganza, mentre My Little Cloud Land chiude l'opera con un perfetto bilanciamento tra potenza rock e ricchezza d'arrangiamento.
I capitoli e le reincarnazioni successive
Se il disco del 1975 rimase a lungo un episodio isolato per via del travolgente successo ottenuto dai membri fondatori sotto il marchio Goblin, la storia degli Cherry Five non si è spenta del tutto. A distanza di quarant'anni, la sigla è stata ripresa per dare vita a nuovi capitoli discografici:
Il Pozzo Dei Giganti (2015): Album che vede il ritorno di Tony Tartarini e Carlo Bordini insieme a una nuova formazione, per un ambizioso concept ispirato alla Divina Commedia di Dante.
De Rossi e Bordini: De Rossi e Bordini (2022): Un'ulteriore diramazione e continuazione del percorso artistico legata al batterista Carlo Bordini insieme a Gianluca De Rossi.
L'album d'esordio "Cherry Five" del 1975 rimane un punto fermo e imprescindibile: un lavoro fresco, internazionale ed energico che chiude degnamente la quinta parte di questo nostro ottavo capitolo e la panoramica su alcune delle più interessanti prog band "minori" italiane dei seventies.
Un Primo ascolto: Quì
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