lunedì 7 settembre 2026

Rubrica: Brevi Storie delle prog band minori (Capitolo VI°) Part. I° (US) Fireballet

 

Cover album  Night on Bald Mountain - Fireballet 1975

Questa sesta cinquina è interamente dedicata al progressive rock made in USA: la scena prog americana degli anni '70 ha saputo prendere la lezione del sinfonismo britannico e rielaborarla con una perizia tecnica disarmante, trame virtuosistiche e una brillantezza sonora del tutto originale.

Iniziamo subito con i Fireballet, autori di un esordio che è una vera e propria dichiarazione d'amore al prog sinfonico di matrice inglese.

Rubrica Storie delle prog band minori: Fireballet

Quando si parla di progressive rock negli anni '70, si tende spesso a pensare che gli Stati Uniti fossero dominati esclusivamente dall'arena rock o dal boogie. Eppure, nel New Jersey dei primi anni '70, un gruppo di giovanissimi e straordinari musicisti decise di sfidare i giganti del prog britannico sul loro stesso terreno. Quei musicisti erano i Fireballet, e il loro album d'esordio del 1975, "Night on Bald Mountain" (pubblicato per la Passport Records), rimane uno dei vertici più lucenti e ambiziosi del sinfonismo americano.

Un disco maestoso, dinamico e arrangiato con una cura maniacale, impreziosito persino dalla produzione di una leggenda del prog mondiale: Ian McDonald, membro fondatore di King Crimson e Foreigner.

Virtuosismo e maestosità d'oltreoceano

I Fireballet nascono dall'unione di due band locali (i Freaktree e i Bulba) e vedono in formazione Bryan Hough (tastiere), Ryche Chlanda (chitarre e voce), Marty Biglin (basso) e l'incredibile Frank Petto (tastiere e percussioni), affiancati dalla potente batteria di Jim Cuomo (voce solista e percussioni).

Ciò che colpiva immediatamente dei Fireballet era la presenza di due tastieristi, una configurazione che permetteva loro di erigere vere e proprie muraglie sonore: Mellotron imponenti, fughe di sintetizzatore Moog, organo Hammond e ricchi intrecci di chitarre acustiche ed elettriche, il tutto guidato da armonie vocali elaborate e di chiarissima scuola americana.

Night on Bald Mountain (1975): Tra rock e musica classica

L'album Night on Bald Mountain è un trionfo di dinamica, tecnica e teatralità:

 Les Cathèdrales: Un'apertura folgorante: Il brano d'apertura mostra subito le carte della band: continui cambi di tempo, un basso pulsante e virtuoso, fughe di tastiere dal sapore classico e intrecci vocali che ricordano la lezione di Yes, Gentle Giant e Van Der Graaf Generator.

Centerion (Tales of the Fireball Kids),  The Fireballet e Atmospheres: Brani dove la band dimostra di saper dosare l'aggressività ritmica con momenti di pura poesia acustica, arricchiti dall'uso sapiente del flauto e da trame di pianoforte di grande eleganza.

La titanica suite "Night on Bald Mountain": Il punto culminante dell'album è la suite che occupa l'intera seconda facciata del vinile, una rielaborazione in chiave rock del celebre poema sinfonico "Una notte sul Monte Calvo di Modest Musorgskij". Tra citazioni classiche, esplosioni di Moog, sezioni ritmiche serrate e variazioni originali, i Fireballet riescono nell'impresa di rendere omaggio alla musica classica con una freschezza ed un'energia travolgenti.

Una meteora nel cielo americano

Nonostante il buon successo di critica e le esibizioni dal vivo di grandissimo impatto, la band soffrì il repentino cambio di rotta del mercato musicale. Il successivo album del 1976 (Two, Too...) vide una virata verso sonorità più accessibili e pop-rock, portando in breve tempo allo scioglimento del gruppo.

Tuttavia, il loro debutto del 1975 rimane un capolavoro assoluto, la dimostrazione di come la gioventù americana dell'epoca sapesse maneggiare la complessità del prog sinfonico con una classe e una disinvoltura da primi della classe.

Un primo ascolto: Quì

Prefazione

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