Nove anni dopo l'esordio omonimo del 2018, i Galasphere 347 tornano con un’opera imponente e stratificata: "The Syntax of Things". Un ritorno attesissimo che non si limita a confermare il talento del supergruppo formato da Stephen James Bennett, Ketil Vestrum Einarsen e Mattias Olsson, ma ne eleva le ambizioni verso un'esplorazione sonora ancora più profonda, dove il prog rock moderno incontra la mitologia e la filosofia.
Architettura e narrazione sonora
Hiraeth Pt.1 (Cronus) apre il disco richiamando subito il
concetto di nostalgia e memoria; un’introduzione sospesa tra synth e
suggestioni sognanti che imposta la rotta dell'album.
Life as an Architect (Hestia) e Broken Bones (Eris)
rappresentano le prime due suite sopra i nove minuti. Qui l'interazione tra i
musicisti tocca vette altissime: ritmiche spigolose, intrecci di chitarre ed
esplosioni melodiche si alternano al sax tagliente di Myke Clifford e alle
linee di basso dinamiche di Jacob Holm-Lupo e John Jowitt.
Nighthawks (Nyx) e Persephone (Kore) rallentano il passo
per immergere l'ascoltatore in un'atmosfera notturna, intima e malinconica,
sostenuta dal flauto poetico di Einarsen e dal lavoro raffinato di Bennett alla
voce, alla lap steel e alle tastiere.
The Syntax of Things (Athena), la title track di oltre 10
minuti, è il cuore nevralgico dell'opera. Una traccia complessa, dove le
chitarre di Bjørn Riis (Airbag) e il drumming sempre imprevedibile e mai banale
di Olsson guidano un'evoluzione musicale drammatica e cangiante.
Hiraeth Pt.2 (Aion) chiude l'album riprendendo il tema
iniziale ma espandendolo in un crescendo maestoso di oltre sette minuti,
suggellando il ciclo con un senso di compiutezza e tempo infinito.
Stile ed esecuzione
Per un primo ascolto e l'acquisto: Quì

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