domenica 6 settembre 2026

Galasphere 347 – The Syntax of Things 2026 (Multinazioni) Symphonic Prog

Cover album  The Syntax of Things  - Galasphere 347 (2026)

 Nove anni dopo l'esordio omonimo del 2018, i Galasphere 347 tornano con un’opera imponente e stratificata: "The Syntax of Things". Un ritorno attesissimo che non si limita a confermare il talento del supergruppo formato da Stephen James Bennett, Ketil Vestrum Einarsen e Mattias Olsson, ma ne eleva le ambizioni verso un'esplorazione sonora ancora più profonda, dove il prog rock moderno incontra la mitologia e la filosofia.

 Architettura e narrazione sonora

 L'album si sviluppa su un'impalcatura monumentale di oltre 55 minuti, strutturata come un viaggio concettuale attraverso il mito e la percezione del tempo:

 

​Hiraeth Pt.1 (Cronus) apre il disco richiamando subito il concetto di nostalgia e memoria; un’introduzione sospesa tra synth e suggestioni sognanti che imposta la rotta dell'album.

​Life as an Architect (Hestia) e Broken Bones (Eris) rappresentano le prime due suite sopra i nove minuti. Qui l'interazione tra i musicisti tocca vette altissime: ritmiche spigolose, intrecci di chitarre ed esplosioni melodiche si alternano al sax tagliente di Myke Clifford e alle linee di basso dinamiche di Jacob Holm-Lupo e John Jowitt.

​Nighthawks (Nyx) e Persephone (Kore) rallentano il passo per immergere l'ascoltatore in un'atmosfera notturna, intima e malinconica, sostenuta dal flauto poetico di Einarsen e dal lavoro raffinato di Bennett alla voce, alla lap steel e alle tastiere.

​The Syntax of Things (Athena), la title track di oltre 10 minuti, è il cuore nevralgico dell'opera. Una traccia complessa, dove le chitarre di Bjørn Riis (Airbag) e il drumming sempre imprevedibile e mai banale di Olsson guidano un'evoluzione musicale drammatica e cangiante.

​Hiraeth Pt.2 (Aion) chiude l'album riprendendo il tema iniziale ma espandendolo in un crescendo maestoso di oltre sette minuti, suggellando il ciclo con un senso di compiutezza e tempo infinito.

​Stile ed esecuzione

 Ciò che rende unico "The Syntax of Things" è la sua capacità di suonare organico nonostante la complessità degli arrangiamenti. L'uso di sonorità vintage - dal Gizmotron ai pedali Taurus - unito alle programmazioni moderne crea un contrasto timbrico affascinante, sospeso tra il calore del prog anni '70 e la lucidità della produzione contemporanea.

 Un lavoro maturo, immersivo e privo di scorciatoie, pensato per un ascolto attento e capace di svelare nuove sfumature a ogni riproduzione. Un punto fermo nella discografia dei Galasphere 347.

Per un primo ascolto e l'acquisto: Quì

 


Nessun commento:

Galasphere 347 – The Syntax of Things 2026 (Multinazioni) Symphonic Prog

 Nove anni dopo l'esordio omonimo del 2018, i Galasphere 347 tornano con un’opera imponente e stratificata: "The Syntax of Things...