Dalla maestosità sognante dei Pentacle ci spostiamo a Parigi per incontrare una band che rappresenta il lato più cupo, drammatico e viscerale del prog transalpino: gli Arachnoid.
Se molte formazioni cercavano l'armonia, gli Arachnoid scelsero di esplorare l'inquietudine e la tensione teatrale, offrendo una risposta francese e spigolosa alle sonorità dei King Crimson più oscuri e dei Van der Graaf Generator.
Rubrica Storie delle prog band minori: Arachnoid
Nel 1979, con il movimento progressive ormai soffocato dall'esplosione della new wave, un ensemble parigino decise di pubblicare per l'etichetta indipendente Cobra uno dei dischi più intransigenti, drammatici e complessi della scena francese. Il gruppo si chiamava Arachnoid e il loro omonimo lavoro d’esordio rappresenta una pietra miliare assoluta per chiunque ami le atmosfere cupe, contorte e ricche di pathos.
Un disco alienante e magnifico, in cui il rock progressivo si fonde con la musica contemporanea e il teatro dell'assurdo.
Un'orchestra di tensione e follia controllata
Ciò che rendeva unico il suono degli Arachnoid era l'incredibile densità strumentale e la presenza di ben sei elementi: Patrick Woindrich (basso, chitarra, voce), Mark Meryl (voce solista e percussioni), Nicolas Popowski (chitarra), François Faugieres (tastiere, Mellotron), Pierre Kuti ( Piano, Fender Rodhes & Korg Synth) e Bernard Mini (batteria), arricchiti dagli interventi al flauto e sax di Philippe Honore.
L'uso costante del Mellotron e dell'organo, intrecciato alle dissonanze delle chitarre e ai fiati, erigeva una muraglia sonora opprimente e affascinante. Sopra questo tessuto svettava la voce di Mark Meryl: una recitazione nevrotica, sofferta e teatrale, chiaramente debitrice di Peter Hammill e Christian Descamps (Ange), ma spinta verso toni ancora più paranoici.
Arachnoid (1979): Un incubo sonoro di rara bellezza
L'album si snoda attraverso composizioni articolate che rifiutano qualsiasi struttura pop convenzionale:
Le Chamadère: Un attacco folgorante dove ritmiche spezzate, fughe di flauto e tastiere ossessive preparano il terreno per un crollo sonoro di straordinaria potenza drammatica.
Piano Caveau, Toutes Ces Images, : Brani in cui la tensione si fa quasi insostenibile. Le chitarre tracciano trame spigolose mentre il Mellotron stende tappeti plumbei, intervallati da esplosioni liriche e declamazioni vocali che raccontano l'alienazione e la follia.
La Guèpe e L'Adieu Au Pierrot : Episodi che mostrano il lato più sperimentale del gruppo, tra arpeggi acustici dissonanti, pianoforte classico e sferzate di sax che sfociano nella suite finale, una spaventosa e maestosa discesa negli abissi della psiche umana.
Un capolavoro al tramonto di un'epoca
Pubblicato purtroppo fuori tempo massimo per intercettare il grande pubblico, l'album degli Arachnoid fu anche il loro unico manifesto prima dello scioglimento. La loro musica, troppo complessa e oscura per le radio dell'epoca, è stata poi ampiamente riscoperta dai collezionisti di tutto il mondo, diventando un vero e proprio mito del prog europeo.
Gli Arachnoid hanno lasciato un'impronta indelebile: la dimostrazione di come la Francia sapesse maneggiare la drammaticità del prog con una forza espressiva unica e senza compromessi.
Un primo ascolto: Quì
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