martedì 1 settembre 2026

Rubrica: Brevi Storie delle prog band minori (Capitolo V°) Part. IV° (Italia) Celeste


Cover album Principe Di Un Giorno - Celeste 1976

Dalla grazia da camera di Quella Vecchia Locanda ci spostiamo in Liguria per incontrare una band che ha fatto della delicatezza, del lirismo e dell'esplorazione sonora il proprio marchio di fabbrica: i Celeste.

Se molti gruppi del prog italiano degli anni '70 cercavano l'impatto sonoro attraverso chitarre distorte e ritmiche furiose, i Celeste hanno tracciato una via del tutto personale e poetica, consegnando alla storia un disco dove il Mellotron stende tappeti da sogno ed evoca paesaggi incantati.

Brevi Storie delle prog band minori: Celeste

Nel 1976, quando il panorama del progressive rock stava affrontando una profonda trasformazione, una band di Sanremo pubblica in modo quasi silenzioso un album destinato a diventare uno dei più grandi oggetti di culto per i collezionisti di tutto il mondo. Il gruppo si chiama Celeste e il loro disco d'esordio, "Principe di un giorno" (pubblicato per la piccolissima etichetta Dischi Ricordi / Grog), è un'opera d'arte pura, sospesa in un tempo indeterminato tra fiaba, musica rinascimentale e pura introspezione acustica.

Privo quasi del tutto di chitarre elettriche distorte e di batterie aggressive, Principe di un giorno è la dimostrazione di come il prog possa essere incredibilmente potente pur sussurrando.

Architetti di sogni e di suono

I Celeste nascono attorno alla figura del polistrumentista e compositore Ciro Perrino (voce, tastiere, flauto, percussioni), affiancato dal chitarrista e flautista Leonardo Lagorio (già nei Museo Rosenbach), dal violoncellista e flautista Mariano Schiavolini e dal bassista Giorgio Battaglia.

La scelta d'arrangiamento dei Celeste fu rivoluzionaria per l'epoca: rinunciare ai ritmi martellanti del rock per costruire una vera e propria orchestra acustica e sintetica. Il protagonista assoluto dell'album è il Mellotron, suonato da Perrino, i cui celebri campionamenti d'archi e flauti vengono utilizzati non come semplice sottofondo, ma come una trama viva su cui si appoggiano flauti traversi e chitarre classiche, pianoforte e violoncello.

Principe di un giorno (1976): Un viaggio fiabesco

L'ascolto di Principe di un giorno è un'esperienza quasi terapeutica, un'immersione in un bosco incantato o in un castello sospeso tra le nebbie:

 La maestosità del Mellotron: Fin dal brano di apertura "Principe di un giorno", il Mellotron ricama cattedrali sonore d'archi di rara bellezza. Il suono è caldo, avvolgente, malinconico e maestoso, capace di regalare un senso di pace profonda ma sempre attraversata da un velo di nostalgia.

Flauti, chitarre acustiche e canti eterei: I flauti s'intrecciano con gli arpeggi di chitarra con corde di nylon e con gli interventi di pianoforte, creando atmosfere pastorali e derivazioni rinascimentali. La voce di Ciro Perrino è delicata, quasi sussurrata, e s'inserisce nel tessuto musicale con la grazia di uno strumento aggiunto.

Sfumature impressioniste: Brani come "Favole antiche" e "Giochi nella notte" mostrano un gusto compositivo che guarda da vicino all'impressionismo classico (Debussy, Ravel) e al folk pastorale britannico dei primi King Crimson (In the Court of the Crimson King) e al periodo McDonald & Giles, ma riletto con la tipica sensibilità solare e mediterranea dell'ambiente ligure.

Un cult-album senza tempo

Nonostante le vendite modestissime all'epoca della pubblicazione a causa della scarsa distribuzione dell'etichetta indipendente, "Principe di un giorno" è stato riscoperto nei decenni successivi - specialmente in Giappone -, dove è considerato uno dei vertici assoluti del prog poetico ed etereo mondiale.

Il lavoro dei Celeste rimane una perla di rara eleganza, un album fiabesco in cui ogni nota di Mellotron e ogni soffio di flauto invitano l'ascoltatore a fermarsi, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare in un mondo lontano.

Un Primo Ascolto: QUI

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