martedì 15 settembre 2026

Rubrica: Brevi Storie delle prog band minori (Capitolo VII°) Part. V° (Francia) Carpe Diem

 

Band Carpe Diem
Carpe Diem

Chiudiamo questa settima cinquina restando in Francia con un'altra band, i Carpe Diem, che ancora oggi fa parlare di se negli ambienti esclusivi degli appassionati e collezionisti

Rubrica Storie delle prog band minori: Carpe Diem

Nel panorama progressive francese degli anni '70, costellato da un lato dalla drammaticità teatrale degli Ange e dall'altro dalle sonorità oscure dei Magma, una band proveniente da Nizza scelse una strada completamente diversa: quella dell'eleganza pura, della trasparenza sonora e di un lirismo quasi pastorale. Quei musicisti rispondevano al nome di Carpe Diem e, tra il 1975 e il 1976, incisero due album in studio che rimangono tra le pagine più luminose e poetiche del prog europeo.

La loro musica, priva di virtuosismi e di aggressività, era un flusso continuo di arpeggi acustici, intrecci di flauto e sax, tastiere cristalline e lunghe digressioni atmosferiche che ricordavano i momenti più eterei dei Camel e dei Pink Floyd.

Architetture trasparenti e raffinatezza timbrica

I Carpe Diem vantavano una formazione dal gusto arrangiativo unico: Christian Trucchi (tastiere e voce), Gilbert Abbenanti (chitarra), Alain Berg (basso), Alain Faraut (batteria) e l'elemento chiave Claude-Marius David (sax e flauto traverso).

A differenza di molti gruppi simili che saturavano gli spazi con muri di organo Hammond o distorsioni, i Carpe Diem lavoravano sulla sottrazione e sul colore timbrico. Il sax soprano e il flauto non intervenivano per brevi assoli, ma guidavano le linee melodiche principali, intrecciandosi con il lavoro pulitissimo della chitarra e con le tessiture avvolgenti dei sintetizzatori.

La doppietta capolavoro: En Regardant Passer le Temps (1975) e Cueille le Jour (1976)

In soli due anni, la band di Nizza dette alla luce due opere imprescindibili per qualsiasi collezionista del genere:

En Regardant Passer le Temps (1975): L'esordio contemplativo

Cover album  En Regardant Passer le Temps - Carpe Diem 1975

Pubblicato per l'etichetta Arcane, l’album d'esordio è una meditazione in musica. Fin dai primi minuti della traccia d'apertura "Voyage du Non-Retour", la band mostra la propria cifra stilistica: tempi fluidi, sfumature jazz-rock trattenute e una straordinaria capacità di dilatare le strutture musicali. La suite "Publiophobie" e la splendida Jeux du siecle mostrano un intreccio continuo tra flauto, pianoforte elettrico e chitarra, stendendo un tappeto sonoro ipnotico dove il tempo sembra davvero fermarsi.

Cueille le Jour (1976): La piena maturità sinfonica

Cover album Cueille le Jour - Carpe Diem 1976

Il secondo album, pubblicato per la celebre etichetta Crypto, affina ulteriormente la formula rendendo il suono ancora più ricco e sinfonico. Diviso in sei composizioni di varia durata, l'album è un viaggio cromatico straordinario in cui fughe di sintetizzatore Moog, assoli lirici di sax e momenti acustici toccano vertici di pura bellezza. La conclusiva suite "Coulers", oltre 21 minuti di passione musicale, chiude l'opera con una spinta ritmica più decisa, confermando la perfetta coesione del gruppo.

Un'eredità d'immensa poesia

Nonostante l'accoglienza entusiastica della critica dell'epoca, le difficoltà finanziarie e i mutamenti del mercato musicale portarono la band allo scioglimento prima di poter completare un terzo lavoro.

I due album dei Carpe Diem rimangono tuttavia due monumenti di grazia ed equilibrio: la dimostrazione di come il rock progressivo sapesse essere sognante, colto e contemplativo senza mai risultare pretenzioso. Un'aggiunta d'obbligo per chiudere con la massima classe questa mia cinquina francese.

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