mercoledì 23 settembre 2026

Rubrica: Brevi Storie delle prog band minori (Capitolo VIII°) Part. II° (Italia) Metamorfosi


Cover album Inferno - Metamorfosi 1972

Dalla furia giovanile dei Semiramis rimaniamo a Roma per incontrare una band che ha saputo firmare una delle opere più ambiziose, concettuali e imponenti di tutta la storia del rock progressivo italiano: i Metamorfosi.

Dopo l'esordio dai toni ancora embrionali del 1972 con "...E fu il sesto giorno", la band romana compie un balzo evolutivo impressionante, regalando alla storia un capolavoro assoluto che avrebbe dato il via a un vero e proprio viaggio dantesco proseguito e completato molti anni più tardi con Paradiso (2004) e Purgatorio (2016).

Rubrica Storie delle prog band minori: Metamorfosi

Nel 1973, anno di grazia per la musica d'autore e il prog d'oltralpe e nostrano, i Metamorfosi pubblicano per la Vedette Records un album monumentale: "Inferno". Se il disco d'esordio dell'anno precedente, ...E fu il sesto giorno, mostrava ancora un legame forte con il beat e il pop sinfonico dell'epoca, con Inferno la formazione romana sposta l'asticella verso un rock progressivo oscuro, maturo e intriso di una drammaticità teatrale travolgente.

Ispirandosi liberamente alla prima cantica della Divina Commedia di Dante Alighieri, la band rivisita i gironi infernali attualizzandoli in chiave sociale e politica, creando un'opera che travalica il tempo.

La forza operistica delle tastiere e della voce

La struttura sonora di Inferno si regge su un intreccio strumentale potentissimo, guidato dall'imponente formazione del gruppo: la voce operistica, stentorea e inconfondibile di Jimmy Spitaleri (impegnato anche al flauto), le tastiere ed i sintetizzatori di Enrico Olivieri, le chitarre, il basso e i cori di Roberto Turbitosi, e la batteria e percussioni di Gianluca Herygers.

Privo di chitarre soliste invadenti, il disco poggia interamente sulle cattedrali sonore erette da Enrico Olivieri al pianoforte, organo e synth, sulle quali svetta l'interpretazione vocale di Spitaleri, vera e propria forza della natura capace di donare al disco un'atmosfera sacra, solenne e al contempo terrorizzante.

Inferno (1973): I gironi della società moderna

L'album è un lungo flusso continuo diviso in 12 capitoli che non lasciano un attimo di tregua:

L'apertura solenne: Dalla maestosa Introduzione fino alla Porta dell'Inferno e Caronte, la band costruisce una tensione palpabile, sorretta da fughe di tastiere e dal declamare lirico di Spitaleri.

La condanna dei mali moderni: I peccati danteschi diventano le piaghe del mondo contemporaneo. Brani come Spacciatore di droga, Lussuriosi, Avari, Violenti e Malebolge si susseguono a ritmi serrati, alternando momenti sinfonici ad attacchi carichi di rabbia e sdegno.

Il vertice politico e la chiusura: Con Sfruttatori, Razzisti e la spietata Lucifero (Politicanti), i Metamorfosi sferrano un attacco frontale ai poteri forti e alle ingiustizie della società. La breve Conclusione chiude il viaggio lasciando l'ascoltatore col fiato sospeso.

Il completamento della trilogia dantesca

Nonostante lo scioglimento dopo l'uscita del disco, il legame dei Metamorfosi con l'opera dantesca non si è mai spezzato. A distanza di decenni, la band si è ritrovata per completare quel viaggio ideale iniziato nel 1973: prima con la pubblicazione di "Paradiso" nel 2004 e infine con "Purgatorio" nel 2016.

Tuttavia, il fascino primordiale, scuro e viscerale di "Inferno" rimane un punto fermo e ineguagliabile: un capolavoro di sinfonismo e impegno che iscrive di diritto i Metamorfosi tra i giganti del prog italiano.

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