Il VII° capitolo è dedicato esclusivamente a 5 album straordinari del progressive rock d'oltralpe.
La scena progressive francese degli anni '70 ha una personalità inconfondibile: drammatica, teatrale, ricca di sfumature sinfoniche e intrisa di un lirismo poetico del tutto originale.
Pentacle, autori di una gemma rara e imponente del prog sinfonico d'oltralpe.
Rubrica Storie delle prog band minori: Pentacle
Nel 1975, mentre la Francia musicale si divideva tra il rock teatrale degli Ange e l'avanguardia ipnotica dei Magma, a Belfort prendeva forma una formazione dal talento sinfonico cristallino: i Pentacle. Il loro unico lavoro discografico, "La Clef des Songes" (pubblicato nel 1975 per la piccolissima etichetta PP/Crypto), rappresenta una delle vette più pure ed eleganti del rock progressivo d'oltralpe, un album capace di incantare al primo ascolto per la sua grazia e la sua profonda carica poetica.
Un disco maestoso e fiabesco, dove il sinfonismo di matrice britannica trova una declinazione squisitamente francese, fatta di declamazioni drammatiche e atmosfere sognanti.
Architetture sinfoniche e lirismo poetico
La forza dei Pentacle risiedeva in un equilibrio perfetto tra virtuosismo e sensibilità melodica. La formazione vedeva Claude Menetrier alle tastiere (Mellotron, organo Hammond, pianoforte), Richard Treiber al basso e alla chitarra acustica, Gerald Reuz alla chitarra elettrica ed acustica e alla voce e Michel Roy alla batteria.
Ciò che colpisce fin dai primi solchi è l'uso maestoso del Mellotron: le tastiere di Menetrier dipingono cattedrali sonore avvolgenti, su cui gli altri strumenti disegnano ricami di chiara ispirazione classica. La voce, cantata interamente in lingua madre, non si limita a eseguire una melodia, ma recita e declama i testi con un pathos teatrale tipico della grande tradizione del prog transalpino.
La Clef des Songes (1975): Aprire le porte del sogno
L'album è composto da nove ampie composizioni che formano un unico, suggestivo viaggio nell'inconscio e nella fantasia:
I primi brani mostrano l'incredibile capacità della band di gestire le dinamiche. Arpeggi delicati di chitarra acustica e interventi strumentali eterei si alternano a improvvise esplosioni d'organo e Mellotron, sorrette da una sezione ritmica fluida ed elegante.
La seconda facciata del disco tocca i vertici più espressivi del disco. Tra fughe di pianoforte dal sapore classico, assoli di chitarra carichi di melodia e crescenti sinfonici travolgenti, i Pentacle riescono a creare un'atmosfera magica e sospesa, dove ogni nota sembra pensata per spalancare la "chiave dei sogni" evocata dal titolo.
Una meteora di pura bellezza
Come purtroppo accaduto a molte altre meteore del prog europeo, i Pentacle non riuscirono a dare un seguito a questa meravigliosa opera d'esordio. Le difficoltà di distribuzione dell'epoca e i rapidi mutamenti del mercato discografico portarono allo scioglimento del gruppo poco dopo la pubblicazione.
Ciononostante, "La Clef des Songes" dei Pentacle rimane un capolavoro imprescindibile: un album che dimostra come il prog francese sapesse essere incredibilmente maestoso, poetico e senza tempo.
Un primo ascolto: Quì
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