martedì 1 settembre 2026

Rubrica: Brevi Storie delle prog band minori (Capitolo V°) Part.II° (Italia) Alphataurus

Cover album Alphatarus - Alphataurus 1973

 Tra le tante meteore splendenti che hanno popolato la scena del Progressive Rock Italiano nei primi anni '70, gli Alphataurus occupano un posto del tutto speciale. Formatisi a Milano e arrivati all'esordio discografico nel 1973 per la celebre etichetta Magma (fondata da Vittorio De Scalzi dei New Trolls), questo quintetto ha lasciato un segno incancellabile con un unico album omonimo, diventato negli anni un oggetto di culto assoluto per collezionisti di tutto il mondo.

Con la loro iconica copertina apribile firmata da Adriano Marangoni - raffigurante una colomba meccanica da guerra che sgancia bombe su una città disastrata -, gli Alphataurus hanno incarnato la perfetta sintesi tra l'impatto viscerale dell'hard rock e la raffinata maestosità del prog sinfonico.

La potenza di una formazione unica

La forza travolgente degli Alphataurus risiedeva nell'intesa perfetta tra i suoi cinque elementi: Pietro Pellegrini alle tastiere (organo Hammond, Moog, spinetta), Guido Wassermann alle chitarre, Alfonso Oliva al basso, Giorgio Santandrea alla batteria e, soprattutto, il grandioso Michele Bavaro alla voce.

Bavaro possedeva una delle voci più impressionanti e versatili dell'intera scena tricolore: un timbro caldo, stentoreo, potente ed esteso, in grado di passare con disinvoltura da acuti laceranti a momenti di profonda ed intima drammaticità.

Alphataurus (1973): Un uragano sonoro di classe ed energia

L'album Alphataurus è composto da cinque sole tracce, ciascuna delle quali rappresenta una lezione magistrale di dinamica e arrangiamento:


"Peccato d'Orgoglio": Il brano d'apertura è una suite travolgente guidata dall'organo Hammond di Pellegrini e dalla chitarra graffiante di Wassermann. La sezione ritmica di Santandrea e Oliva stende trame complesse e inarrestabili su cui la voce di Bavaro esplode in tutta la sua drammaticità.

"Dopo l'Uragano" e "Croma": Due episodi che mostrano il lato più grintoso e ritmico della band, dove riff taglienti di matrice hard si fondono con fughe di tastiere dal sapore classico.

"La mente vola": Uno dei momenti più lirici e suggestivi dell'intero prog italiano. Un'introduzione ipnotica di spinetta e moog lascia spazio a una melodia struggente e sognante, con una prestazione vocale di Bavaro che lascia letteralmente a bocca aperta per pathos ed estensione.

"Ombra Muta": La chiusura strumentale che evidenzia l'incredibile perizia tecnica della band e il gusto per gli incastri timbrici e i continui cambi di tempo.

Un mito interrotto sul più bello

Come purtroppo accaduto a molti colleghi della scena italiana, gli Alphataurus non riuscirono a dare un seguito immediato a questo esordio folgorante. Durante le sessioni di registrazione del secondo album, problemi personali e difficoltà economiche portarono alla dissoluzione del gruppo, lasciando incompiuto quel nuovo materiale (pubblicato solo decenni dopo come "Dietro l'uragano").

Nonostante la brevissima parabola iniziale, l'album del 1973 degli Alphataurus rimane un monumento insuperato di energia, tecnica e passione. Un capolavoro imprescindibile che dimostra come il prog italiano sapesse picchiare duro senza mai perdere un grammo di poesia.

Un Primo Ascolto: QUI

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