Dedichiamo questa IX cinquina interamente alla Germania e ad alcune opere straordinarie delle sue prog band minori.
Tuffiamoci subito nella scena tedesca degli anni '70. Se da un lato il Krautrock dominava le avanguardie, la Germania ha saputo regalare anche perle di rarissima fattura tra prog sinfonico, hard-prog e contaminazioni jazz-rock d'altissimo livello.
Iniziamo la nona cinquina con gli Ikarus e il loro folgorante debutto del 1971.
Rubrica Storie delle prog band minori: Ikarus
Nel 1971, mentre in Germania occidentale divampava la rivoluzione psichedelica e cosmica del Krautrock, una formazione di Amburgo decise di percorrere una strada ben diversa, fondendo l'aggressività dell'hard-rock a trame jazz-prog complesse e ricche di fiati. Quella band prese il nome di Ikarus e il loro omonimo album d'esordio, pubblicato per la mitica etichetta Plus, rimane uno dei dischi più potenti, virtuosi e sottovalutati del primo panorama progressivo tedesco.
Un'opera energetica e scura, in cui maestosi arrangiamenti di fiati si incastrano su organo Hammond, ritmiche serrate e linee vocali grintose.
Eclettismo sonoro e potenza polistrumentale
Ciò che colpisce nell'unico lavoro degli Ikarus è la capacità di bilanciare la ruvidità tipica della scena tedesca del periodo con una classe negli arrangiamenti d'ispirazione britannica (con forti echi di Colosseum e Van der Graaf Generator). La formazione vedeva Lorenz Köhler alla voce solista, Wolfgang Kracht al basso e cori, Jochen Petersen ad un impressionante arsenale di fiati e chitarre (chitarra acustica ed elettrica, sax contralto e tenore, flauto, clarinetto e cori), Bernd Schröder a batteria e percussioni, Manfred Schulz a chitarra, cori e voce solista su una traccia, e Wulf-Dieter Struntz a organo Hammond e pianoforte.
Il dialogo tra il sax di Petersen, l'organo di Struntz e le risposte di chitarra crea una tensione costante che sorregge l'interpretazione vocale potente ed espressiva di Köhler.
Ikarus (1971): Un viaggio in quattro suite tra jazz e rock sinfonico
L'album si snoda attraverso quattro composizioni di lunga durata che lasciano ampio spazio all'improvvisazione e alla dinamica:
Eclipse (Skyscrapers / Sooner or later): Suite monumentale di oltre quindici minuti che apre il vinile in modo travolgente. Un inizio cupo guidato dall'organo sfocia in una cavalcata ritmica sorretta da sax sferzanti, cambi di tempo improvvisi e un cantato di grande impatto.
Mesentery e The raven (include "Theme for James Marshall"): La prima traccia mostra un lato più viscerale e ritmato, mentre la lunga The raven tocca vertici di drammaticità lirica. Qui il flauto e il clarinetto di Petersen creano atmosfere ombrose e psichedeliche, per poi esplodere in una progressione strumentale di rara potenza.
Early bell's voice: Il brano di chiusura vedeva Manfred Schulz alla voce solista, guidando un pezzo più sognante ed etereo dove chitarre acustiche e pianoforte si intrecciano prima del gran finale orchestrale.
Volo breve ma indimenticabile
Proprio come il personaggio mitologico da cui presero il nome, gli Ikarus vissero una parabola brevissima: le difficoltà della piccola etichetta discografica e la mancanza di promozione portarono lo scioglimento prematuro del gruppo poco dopo l'uscita del disco.
Il loro omonimo "Ikarus" resta una gemma incandescente e imprescindibile, un ponte perfetto tra l'hard-prog anglosassone e la sperimentazione teutonica dei primi anni '70.
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Un Primo Ascolto: Quì

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