Dall'hard-prog viscerale dei Twenty Sixty Six And Then ci spostiamo su sonorità decisamente più romantiche ed eteree. Se c'è una band tedesca capace di incarnare la quintessenza del prog sinfonico di matrice genesisiana, quella è senza dubbio i Neuschwanstein.
Rubrica: Storie delle prog band minori: Neuschwanstein
Nel 1979, quando il punk e la new wave stavano spazzando via le imponenti strutture del rock progressivo classico, una band proveniente dalla Saarland decise di andare controcorrente dando alla luce un autentico capolavoro sinfonico: "Battlement". I Neuschwanstein (nome ispirato al celebre castello fiabesco della Baviera) firmarono per la Rittenhouse Records un disco intriso di magia, sogni e trame orchestrali di rara bellezza.
Un album dove delicatezza acustica, flauti incantati ed esplosioni di sintetizzatore si fondono con una grazia che rimanda ai momenti più poetici di Genesis e Camel.
Sinfonismo pastorale e gusto d'altri tempi
La forza di Battlement risiede nella straordinaria coesione della formazione e nel colore timbrico garantito da un'impostazione polistrumentale ricchissima. Il gruppo vedeva Frédéric Joos alla voce solista e chitarre acustiche, Roger Weiler alle chitarre, Thomas Neuroth alle tastiere, Klaus Mayer a flauti e sintetizzatori, Rainer Zimmer al basso e cori (voce solista sulla title-track), e Hans-Peter Schwarz alla batteria. Un dettaglio curioso riguarda proprio il brano d'apertura, che vede la partecipazione speciale di Hermann Rarebell (famoso batterista degli Scorpions) alle percussioni.
La voce di Joos, calda e incredibilmente vicina al timbro di Peter Gabriel, si adagia su un tappeto sonoro dominato dal flauto di Mayer e dai ricami di tastiera di Neuroth, creando un'atmosfera sognante e senza tempo.
Battlement (1979): Un viaggio fiabesco in sei capitoli
L'album si snoda attraverso composizioni fluide e mai pretenziose, capaci di alternare momenti lirici ad aperture strumentali imponenti:
Loafer Jack e Ice with Dwale: L'attacco di Loafer Jack mostra il lato più ritmato e incisivo della band, guidato dalla batteria di Rarebell. Con Ice with Dwale ci si addentra invece in atmosfere sospese, dove il flauto e la chitarra acustica stendono trame bucoliche di grande suggestione.
Intruders and the Punishment e Beyond the Bugle: Due vette del disco. Tra fughe di sintetizzatore, arpeggi di chitarra ed entrate di flauto, la band dimostra un senso della composizione maturo, capace di toccare picchi d'emozione pura.
Battlement e Zärtlicher Abschied: La seconda metà del vinile tocca il vertice con la maestosa title-track (cantata da Rainer Zimmer) e si chiude con la struggente ed eterea Zärtlicher Abschied, perfetto congedo strumentale dal sapore malinconico.
Nella successiva riedizione in CD è stato aggiunto il brano: Midsummer Day (7:42)
I capitoli collaterali della storia
Sebbene Battlement sia rimasto il loro unico album ufficiale negli anni '70, la discografia dei Neuschwanstein si è arricchita nel tempo di altri due importanti tasselli:
Alice in Wonderland (1976 / pubblicato in seguito): Un'opera concettuale registrata originariamente come nastro dimostrativo prima del debutto, ispirata alla celebre fiaba di Lewis Carroll e caratterizzata da sonorità interamente strumentali, acerbe ma ricche d'atmosfera.
Fine Art (2016): Il ritorno discografico a distanza di decenni firmato dal tastierista Thomas Neuroth, un lavoro ambizioso e moderno orientato verso il rock sinfonico con forti innesti di musica classica e flauto.
"Battlement" resta tuttavia il capolavoro insuperato dei Neuschwanstein: una meravigliosa cattedrale sonora che rappresenta una delle pagine più poetiche dell'intero rock progressivo europeo.
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