East of Eden (UK)
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| East Of Eden |
Quando si parla di rock progressivo britannico a cavallo tra gli anni '60 e '70, la mente viaggia subito verso i paesaggi sinfonici dei King Crimson o le tastiere monumentali degli Emerson, Lake & Palmer. Eppure, fuori dai circuiti commerciali più battuti, esistevano laboratori sonori capaci di osare molto di più. Tra questi, gli East of Eden rappresentano uno dei casi studio più affascinanti e ingiustamente trascurati.
Nati a Bristol nel 1967, non si sono limitati a seguire l'ondata del neonato "prog", ma hanno anticipato la world music, innestando nel rock elementi di jazz d'avanguardia, folk britannico e scale mediorientali.
L'architettura del suono: Oltre la chitarra rock
Il vero nucleo pulsante e distintivo degli East of Eden non risiedeva nelle tastiere (strumento principe del prog classico), ma nella straordinaria versatilità dei suoi polistrumentisti. Dave Arbus, con il suo violino elettrico e il flauto, e Ron Caines ai sassofoni, deviavano continuamente il flusso musicale lontano dai cliché del rock dell'epoca.
La band non cercava la suite barocca o il tecnicismo fine a se stesso; puntava invece a una commistione quasi tribale e psichedelica, dove il jazz modale incontrava le strutture del rock in un'atmosfera costantemente sospesa e ipnotica.
La pietra miliare: Mercator Projected (1969)
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| Mercator Projected (1969) |
Il loro debutto sulla lunga distanza, pubblicato per l'etichetta d'avanguardia Deram (la stessa dei primi Caravan), resta un capolavoro assoluto del periodo. Mercator Projected è un viaggio geografico e mentale.
Brani come Water Feature o Isadora mostrano una band capace di improvvisare con la libertà del jazz ma con l'impatto elettrico del rock. Il violino di Arbus taglia le composizioni con influenze che spaziano dalla musica classica indiana alla tradizione gaelica, mentre la sezione ritmica spinge su tempi dispari mai banali. È un disco denso, scuro a tratti, ma incredibilmente vitale.
Il paradosso del successo e il declino
Nel 1970 la band pubblica Snafu:
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| Snafu (1970) |
Un album che esaspera le componenti jazz e sperimentali. Eppure, proprio mentre la loro proposta si faceva più complessa, arrivò un successo commerciale del tutto inaspettato (e per certi versi distruttivo): il singolo "Jig-a-Jig".
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| Jig a Jig (1971) |
Il brano, un travolgente pezzo folk-rock strumentale basato su una danza tradizionale, divenne un successo da Top 10 nel Regno Unito ed ebbe un enorme riscontro anche in Europa.
Questo successo estemporaneo creò un cortocircuito. Il pubblico ai concerti voleva il folk leggero e ballabile di Jig-a-Jig, mentre la band voleva suonare jazz-prog d'avanguardia. Le tensioni interne, unite a continui cambi di formazione (tra cui l'abbandono dei membri fondatori Caines e Arbus - quest'ultimo celebre anche per aver suonato il leggendario assolo di violino in Baba O'Riley degli Who - , portarono gli East of Eden verso una proposta più vicina al country-rock nei dischi successivi, disperdendo l'originalità degli esordi fino allo scioglimento a metà anni '70.
La discografia essenziale
Se vuoi scoprire il cuore progressivo degli East of Eden, la tua ricerca deve concentrarsi su questa tripletta iniziale:
Mercator Projected (1969)
Snafu (1970)
Jig a Jig (1971)
Gli East of Eden rimangono il simbolo di un'epoca in cui "sperimentare" non era un rischio calcolato, ma l'unica urgenza artistica possibile. Una band minore per le classifiche, ma gigantesca per la storia della musica.
Prossimo (Capitolo Primo - Parte I°) "England" (Word in Progress)




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