venerdì 29 maggio 2026

I Giganti del Pop/Rock che Osano la Suite

 


Se frequentate questo blog, sapete come vanno queste cose. Quando pensiamo al Progressive Rock degli anni ’70, la mente viaggia subito verso i soliti, sacri lidi: i mantelli di Rick Wakeman, i tempi dispari dei King Crimson, i flauti pastorali dei Jethro Tull o le storie surreali cantate da Peter Gabriel.

Ma la verità è che negli anni '70 il prog era nell'aria. Era una malattia contagiosa. La voglia di sperimentare, di rompere la barriera dei tre minuti radiofonici e di unire la musica classica all'avanguardia aveva contagiato chiunque. Anche chi, con il prog, non voleva avere nulla a che fare (o almeno così diceva).

Oggi facciamo un gioco: lasciamo da parte per un attimo Genesis, Yes ed ELP. Andiamo invece a caccia di quelle band hard rock, icone pop e giganti del glam che, per una traccia soltanto, hanno deciso di "indossare il mantello" e comporre dei veri e propri capolavori progressivi.

Ecco 15 brani rigorosamente anni '70 che meritano la cittadinanza onoraria nel nostro genere preferito.

Icone Pop

1. Paul McCartney & Wings – Band on the Run (1973)

È una mini-suite in tre parti distinte che cambiano completamente tempo, atmosfera e intonazione (dalla prigione acustica alla fuga rock, fino al finale orchestrale).

 2. Elton John – Funeral for a Friend / Love Lies Bleeding (1973)

Undici minuti totali. L'apertura strumentale è dominata dal sintetizzatore ARP di David Hentschel (futuro produttore dei Genesis) con atmosfere cupe e magniloquenti degne di Keith Emerson.

 3. Electric Light Orchestra – Eldorado (1974)

Sebbene Jeff Lynne cercasse il pop perfetto, l'intera suite che dà il titolo all'omonimo concept album (con tanto di orchestra vera e interludi parlati) è puro sinfonismo rock.

 4. Supertramp – Fool's Overture (1977)

Dieci minuti di traccia di chiusura di Even in the Quietest Moments.... Campionamenti storici (Winston Churchill), lunghi assoli di sintetizzatore, pianoforte guidato e una struttura in continua evoluzione.

 5. Queen – The Prophet's Song (1975)

Spesso oscurata da Bohemian Rhapsody, questa traccia di oltre 8 minuti da A Night at the Opera è una cavalcata epica, apocalittica, con una sezione centrale di canone vocale a cappella (usando il delay) che è pura avanguardia.

L'Hard Rock che si complica la vita

 6. Led Zeppelin – Achilles Last Stand (1976)

Dieci minuti di poliritmi guidati da un monumentale John Bonham, con Jimmy Page che stratifica decine di tracce di chitarra in una struttura complessa e priva del classico schema strofa-ritornello.

 7. Deep Purple – April (1969/1970)

(Pubblicata a fine '69 ma vissuta pienamente nel '70). Una suite in tre parti che unisce la chitarra di Ritchie Blackmore, un intero ensemble di archi e legni classici, e la sezione rock finale.

 8. Black Sabbath – Spiral Architect (1973)

Tratta da Sabbath Bloody Sabbath (album in cui suona anche Rick Wakeman degli Yes). Qui i padrini del metal inseriscono archi maestosi, cambi di tempo acustici/elettrici e un'atmosfera sognante lontana dai loro canoni.

 9. Uriah Heep – Salisbury (1971)

Una suite di 16 minuti che occupa un'intera facciata, arrangiata con un'orchestra di 26 elementi. Ottoni e organo Hammond si fondono in un esperimento colossale.

 10. Blue Öyster Cult – Astronomy (1974)

Un brano dall'atmosfera gotica ed evocativa, basato sulle poesie sci-fi del loro manager Sandy Pearlman. Struttura multi-sezione ed epicità strumentale.

Glam, Folk e Outsider

 11. David Bowie – Station to Station (1976)

Oltre 10 minuti che aprono l'album. Inizia con il rumore di un treno simulato dai sintetizzatori, passa attraverso una marcia lenta e teatrale in tempo dispari, ed esplode in una sezione kraut/funk-rock velocissima.

 12. Alice Cooper – Halo of Flies (1971)

Otto minuti nati esplicitamente per dimostrare che la band sapeva suonare parti complesse tanto quanto i King Crimson. Cambi di tempo frenetici, sezioni orchestrali e riff serrati.

 13. Stevie Wonder – Living for the City (1973)

Il soul che diventa Concept. Dura più di 7 minuti, usa il sintetizzatore TONTO (un muro di synth analogici) in modo pionieristico e include una sezione centrale parlata di "radiodramma" sociale.

 14. Thin Lizzy – Fools Gold (1976)

                Fools Gold offre una struttura narrativa, l'uso del talk-box e un arrangiamento  molto più stratificato rispetto al loro classico hard-rock stradale.

 15. 10cc – Une Nuit A Paris (1975)

Una mini-opera pop in tre atti che parodia e omaggia il teatro musicale. È la canzone che ha letteralmente ispirato i Queen per la struttura di Bohemian Rhapsody.

Prossimo capitolo: (Works in progress)


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